NOTA AUTORIZZATA DA CARLO VELLUTINI

La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Stampa Toscana denunciano la gravissima, e illegittima, decisione dell’editore di Tv9 Grosseto che ha licenziato su due piedi, e senza alcuna procedura prevista dalla legge, il giornalista fiduciario di redazione dell’emittente. La colpa del giornalista? Aver informato il sindacato, ossia l’Associazione Stampa Toscana e la Fnsi, di quel che stava avvenendo a Tv9 Grosseto: dove l’Editore medesimo aveva informato la redazione di voler ordinare direttamente i servizi e definire gli orari di lavoro dei giornalisti, ossia appropriandosi di prerogative che, contratto di lavoro alla mano, sono di stretta ed esclusiva pertinenza del direttore di testata. Che, a sua volta, aveva provveduto a far sapere al sindacato la situazione che si era determinata.

«Dopo le segnalazioni del fiduciario di redazione e del direttore – spiega il sindacato in una nota – l’Associazione Stampa Toscana aveva informato la Fnsi, la quale si era attivata scrivendo al presidente di AerAnti Corallo, che firma il contratto di lavoro per le emittenti televisive locali, perché intervenisse sull’editore suo associato ristabilendo le norme contrattuali. Editore che, per tutta risposta, ha convocato il giornalista fiduciario di redazione consegnandogli la lettera di licenziamento. Un gesto assolutamente illegittimo».

L’Associazione Stampa Toscana e la Fnsi, conclude la nota, «difenderanno il collega in ogni sede e chiedono ad AerAnti Corallo un immediato intervento sull’editore di Tv9 perché ritiri subito il licenziamento. Ast e Fnsi ricordano, fra l’altro, che proprio il sindacato dei giornalisti era intervenuto nelle settimane scorse, anche attraverso la Regione Toscana, perché il governo pubblicasse le graduatorie con i contributi spettanti alle emittenti televisive commerciali. Il sindacato è sempre pronto a collaborare anche con gli editori quando necessario, ma pretende il rispetto delle regole e dei giornalisti».

Raggi-Salvini, l’asse funziona: sgomberato il Camping River Disintegrati. Per Di Maio azione «legale e pacifica» per chi era dentro, no: «Trattati come animali» Giuliano Santoro EDIZIONE DEL27.07.2018 PUBBLICATO26.7.2018, 23:59 «Sui campi rom non guarderò in faccia a nessuno», aveva detto Virginia Raggi due anni fa, appena insediata in Campidoglio, parlando in privato ai suoi assessori. Ha mantenuto la minaccia e ha sgomberato Camping River, a due giorni dallo stop allo sfratto intimato della Corte europea per i diritti umani e all’indomani dell’incontro con Matteo Salvini (che aveva definito senza giri di parole «parassiti» i rom che vivono nelle baraccopoli). LA SINDACA HA TIRATO DRITTO senza pensarci un attimo. L’operazione è cominciata ieri di buon mattino. Per chiudere l’insediamento sulla via Tiberina dove vivevano fino a ieri quasi trecento persone, con una netta prevalenza di minori, sono intervenuti 250 uomini in divisa, soprattutto dei vari corpi della polizia municipale. Hanno creato un cordone invalicabile attorno all’area: accesso inibito a legali, giornalisti e parlamentari. «Stanno sgomberando un campo che funziona, che ha un tasso alto di scolarizzazione e che non ha mai creato alcun problema», commentano increduli gli operatori. I rom, dal canto loro, denunciano l’ intervento duro da parte degli uomini in divisa e segnalano l’uso di spray al peperoncino. Il comandante dei vigili Antonio Di Maggio nega ogni tensione. Si tratta di un agente di esperienza, nominato al vertice del corpo nel marzo scorso quando si trovava a diciotto mesi dalla pensione. È uno che ha la fama di essere un duro, Di Maggio. Che già in passato è stato al centro di polemiche per l’uso spregiudicato dello spray da parte dei suoi uomini. Quando lo sgombero è ancora in corso, dal vertice del Movimento 5 Stelle arriva la copertura politica di Luigi Di Maio: «È stato uno sgombero pacifico e lo ritengo legittimo», dice il vicepremier grillino. I RACCONTI CHE ARRIVANO da dentro la struttura raccontano una verità diversa. «Ci hanno trattato come animali – riferisce Florin, 31 anni – Hanno spinto a terra alcune donne. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto. Io sto andando a prendere la mia roba non so dove andrò». Salvini affida la sua soddisfazione a un tweet che invoca «Legalità, ordine e rispetto prima di tutto». La tolleranza zero, è il messaggio, non prevede la solidarietà. Poco è cambiato rispetto alle condizioni di partenza. Con lo sgombero la maggior parte degli abitanti di Camping River finisce in mezzo a una strada, a pochi è stato garantita l’unità del nucleo familiare e un’esigua minoranza ha accettato di dividersi per andare in strutture emergenziali. A una famiglia di 13 persone con un neonato sarebbe stato offerto di andare a vivere nelle casette montabili Ikea che nel’inverno scorso la Croce rossa messo su per far fronte a emergenze del genere. Solo cinque persone, infine, hanno firmato per il bonus di tremila euro in cambio del rimpatrio. QUANDO IL SOLE del primo pomeriggio infiamma l’asfalto tutto pare già essersi consumato. Regna una calma irreale tra le casette del Camping River rivestite dai sigilli della polizia municipale. Fuori si radunano molti degli abitanti, compresi quelli che in un primo momento avevano accettato un ricovero d’urgenza. Dal comune hanno provveduto a fare piazza pulita, per di più facendo passare il raid come un intervento a tutela dei rom, dettato da impellenti condizioni di «emergenza sanitaria». È la stessa identica formula che Virginia Raggi aveva utilizzato il giorno prima per chiosare le parole con le quali Salvini sfidava la Corte europea e garantiva l’appoggio delle forze dell’ordine per l’iniziativa del comune. Si era capito bene che il patto tra i due si era stretto ulteriormente ma in pochi si attendevano che la procedura scelta la tempistica avrebbe sfidato apertamente il giudizio della Corte. «AL CONTRARIO di quanto sostiene Salvini questo sgombero avviene nell’illegalità – ragiona il deputato Riccardo Magi, di Radicali Italiani – L’Italia rischia condanne e sanzioni». Oltre a Magi, sono accorsi il compagno di partito Alessandro Capriccioli, il capogruppo piddino Giulio Pelonzi e Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Non è stato avvistato neanche uno dei 25 consiglieri comunali che compongono il monocolore grillino in Campidoglio. Raggi parla di «una ‘terza via’ basata su inclusione e rispetto della legalità, tutela dei diritti e rispetto dei doveri», ma qui fanno notare la durezza della sua scelta. Alcune classi delle scuole di zona chiuderanno per mancanza di iscritti. Hanno perduto decine di alunni, messi per strada dall’oggi al domani. In serata, da Strasburgo prendono atto dell’atto compiuto e del fatto che il procedimento decade perché proprio i nuclei ricorrenti, nelle ore in cui era vietato l’accesso al campo, hanno alla fine accettato le soluzioni alternative. Alla sindaca tanto basta per dichiarare vittoria.

A chi conviene la flat tax?

Una questione di classe: perché la flat tax conviene al capitale
Di Coniare Rivolta Collettivo di economisti
La flat tax proposta dal Governo di Lega e Cinque Stelle viene presentata come una grande riforma fiscale che sarà di beneficio a tutti i ceti sociali, compresi quelli meno abbienti. Essa, in realtà, non farebbe altro che privilegiare una categoria assai ristretta di redditi elevati incrementando quel processo di erosione della progressività delle imposte già in atto da tre decenni. A ben vedere, la flat tax è il tentativo di un pezzo di classe dominante oggi in declino di rientrare sul carro dei vincitori del neoliberismo, a discapito solo ed unicamente dei lavoratori, sia in termine di maggiore peso fiscale sostenuto che in termini di minor welfare che sarà causato dalla riduzione delle entrate. In questo articolo cerchiamo di smascherare la retorica del governo giallo-verde sull’argomento.

Decreto dignità assente

Decreto dignità – Fantozzi (PRC): «Per il lavoro non c’è dignità! Siamo con i sindacati che manifestano contro il potenziamento dei voucher»

Pubblicato il 30 luglio 2018

«Abbiamo sottolineato fin dall’inizio che le misure di contrasto della precarietà introdotte dal cosiddetto “Decreto Dignità” erano del tutto inadeguate – dichiara Roberta Fantozzi, responsabile Politiche economiche di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea -, perché la reintroduzione delle causali limitata ai contratti a termine superiori a 12 mesi e ai rinnovi, non tocca il 78% dei contratti stipulati e rischia di produrre solo un meccanismo di ricambio di lavoratori precari con altri lavoratori precari. Così come abbiamo ribadito che l’aumento degli indennizzi in caso di licenziamento illegittimo, non aveva nulla a che vedere con il ripristino del diritto alla reintegra: la sola vera norma contro la precarietà “in uscita”.

Il passaggio nelle commissione parlamentari non solo non ha migliorato il testo, ma con il potenziamento dei voucher, amplia la precarietà e offre nuove occasioni al lavoro nero.

Non c’è nessuna riconquista di dignità per il lavoro.

Fa sinceramente specie che Martina attacchi il decreto “da destra” in nome di un’occupazione che evidentemente per il PD deve essere priva di qualsiasi parvenza di diritto e stabilità. Ci fa specie, ma non ci stupisce, giacchè è loro la responsabilità del Jobs Act e di rapporti di lavoro in cui i contratti a termine sono la regola ( il 98,8% della nuova occupazione nell’ultimo anno).

Sosteniamo la denuncia dei sindacati in presidio davanti al Parlamento. E’ necessario rilanciare le mobilitazioni per interventi reali e organici di contrasto alla precarietà, per il ripristino dell’articolo 18, perché le persone che lavorano possano riconquistare realmente diritti e dignità».

Derive razziste

Razzismo, Acerbo: «Di Maio guardi la foto di Daisy e si vergogni»

COMUNICATO STAMPA
 
RAZZISMO – ACERBO (PRC): «DI MAIO GUARDI LA FOTO DI DAISY E SI VERGOGNI»
«Luigi Di Maio – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – nega l’emergenza razzismo e difende Salvini. Davanti alla foto del volto tumefatto di Daisy Osakue, atleta italiana aggredita da un branco, a causa del colore della sua pelle, dovrebbe vergognarsi.
Tutto all’indomani dell’omicidio dopo l’inseguimento ad Aprilia, e dopo tanti, troppi casi di violenze gravissime e reati di stampo chiaramente xenofobo. Salvini dice che non c’è un’emergenza razzismo semplicemente perché è il principale responsabile di questa ondata di violenze e del clima che sta avvelenando il paese. Di Maio che difende Salvini e nega l’evidenza è complice, con Grillo, Casaleggio e tutto il M5S».

30 luglio 2018

Prove di intimidazione da destra.

Oggi i compagni di Follonica impegnati in un volantinaggio informativo sui possibili effetti nefasti della flat tax hanno rinvenuto sulla loro bacheca in centro un volantino di chiara matrice destroide dove li si descrive addirittura come paperoni vestiti da barboni eppure lor signori dovrebbero ben conoscere i paperoni loro amici, i compagni di Follonica a cui va tutta la vicinanza del circolo di Grosseto non saranno di certo fermati da simili pagliacciate, voglio comunque fare i complimenti all’autore o gli autori del volantino per essere riuscito/i a fare perfino una rima,considerando le menti che albergano in quelle teste lascia quasi stupiti .