A Follonica Rifondazione Comunista contro la flat tax

Domenica 29 Luglio il Circolo di Rifondazione Comunista diFollonica effettuerà un banchetto e un volantinaggio dalle 10 alle 13 in Piazza a Mare a Follonica (nei pressi della ruota panoramica) per spiegare gli effetti negativi della così detta Flat Tax e il conseguente nuovo attacco alle classi più povere. Come ricordato anche in un recente convegno organizzato dal gruppo locale dell’Associazione “Libertà e Giustizia”, la Costituzione Repubblicana impone la progressività della tassazione. I ricchi devono pagare di più perchè la loro ricchezza proviene dal plusvalore prodotto dai lavoratori. Le tasse servono per redistribuire il benessere. Con le tasse lo Stato finanzia i servizi sociali: dalla sanità all’istruzione, dalle forza di sicurezza alle strade pubbliche, dalle pensioni all’università, dalle forze armate alla previdenza sociale. Il taglio delle tasse ai ricchi e lo sconto fiscale a speculatori e geni della finanza metterebbe in crisi tutte queste conquiste e il welfare state. I governi liberali degli ultimi trent’anni (centrodestra e centrosinistra) hanno sempre proseguito nella distruzione dello Stato sociale. La Flat Tax, ricordiamo, era nel programma elettorale nella Forza Italia di Silvio Berlusconi.Anche il governo pentapadano di Giuseppe Conte sembra essere sulla stessa linea. Con il taglio delle tasse ai ricchi, il “cambiamento” sarebbe in peggio. Per questo vogliamo provare a fermare questa china, invitando le organizzazioni sociali, i partiti politici e i singoli cittadini (anche gli elettori delusi del M5S) a unirsi per difendere lo Stato Sociale, impedendo l’attuazione del taglio fiscale ai speculatori e banchieri.

Come sempre saremo dalla parte dei lavoratori. Combattendo tutte quelle scelte che mirano a ridurre i diritti e i salari dei lavoratori. Lo abbiamo fatto contro i governi Berlusconi, Monti e Renzi. Lo faremo oggi contro il governo Salvini-Conte.

Ricordiamo che nello stesso giorno raccoglieremo le firme per le tre leggi di iniziativa popolare per: 1. reintrodurre il reato di “falso in bilancio, 2. cambiare la “malascuola” di Matteo Renzi e 3. proporre una “legge elettorale” veramente democratica e proporzionale. Ci sarà l’assessore Mirjam Giorgieri, che ringraziamo, che autenticherà le firme.

Ferroni (GC): “Basta versare sangue innocente in Palestina” — Rifondazione comunista dell’Umbria

Anche oggi, a Gualdo Tadino in Umbria, abbiamo contestato il giro d’italia durante la decima tappa, competizione che quest’anno, cieca di fronte ai crimini di Israele, si è resa in qualche modo complice e sporcata del sangue palestinese! Riteniamo inaccettabile la scelta di far partire il giro proprio da Israele, accettando milioni di euro di […]

via Ferroni (GC): “Basta versare sangue innocente in Palestina” — Rifondazione comunista dell’Umbria

Rai, Acerbo: Di Maio buffone: questa è spartizione. Salvini prende controllo informazione

 

Rai, Acerbo: Di Maio buffone: questa è spartizione. Salvini prende controllo informazione

di Maurizio Acerbo –

Di Maio è un buffone: parla di rivoluzione culturale ma in realtà si tratta della solita spartizione tra i partiti di governo. Alla guida della Rai va un giornalista schieratissimo con Salvini. Passiamo da una presidenza targata Bilderberg a quella di uno che se la fa col fascista Bannon. Salvini potrà intensificare la fascistizzazione dell’opinione pubblica nazionale grazie al partito che raccontava che non esistono più destra e sinistra. La rivoluzione sarebbe mettere alla guida della Rai una firma del Giornale di Berlusconi?

Lo diciamo senza essere sospettabili di difendere rendite di posizione visto che la Rai oscura completamente Rifondazione Comunista da anni.

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=35086

«Pacchetto sicurezza». Salvini alla carica dei migranti

«Pacchetto sicurezza». Salvini alla carica dei migranti

Italia. Il Viminale modifica anche l’assistenza ai richiedenti asilo. Reagiscono le associazioni

Richiedenti asilo

«Spero di presentare in breve tempo un pacchetto sicurezza con una normativa più efficace sull’immigrazione» ha spiegato ieri il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, durante il Question time. La norma conterrà «l’estensione del numero di reati che prevedono la sospensione della domanda di asilo». Il leader leghista fa ossessivamente l’accostamento tra migranti ed emergenza, eppure è il primo a spiegare: «Dal primo giugno sono sbarcate 4.500 persone, contro le 34mila dell’anno scorso». Due i punti fermi nella politica del Viminale: respingimento in mare attraverso la Marina libica, sottrazione di fondi all’accoglienza da impiegare per i ricollocamenti. Così, ieri, ha aggiunto: «Serve un forte impulso ai Centri di permanenza per il rimpatrio. Attualmente solo 6 sono attivi, per 880 posti. Entro l’anno saranno aperti nuovi centri per ulteriori 400 posti. Per il 2019 altri siti arriveranno nelle regioni che ne sono prive».

SALVINI PREME sull’acceleratore ma la Cassazione frena, ieri la Sesta sezione civile ha decretato: «Il richiedente asilo ha diritto a rimanere nel territorio nazionale in pendenza dell’esame di tale sua richiesta. Non fa eccezione nel caso in cui questa istanza sia stata presentata dopo l’emissione di provvedimento di espulsione».

In nome della «razionalizzazione della spesa», il Viminale lunedì scorso ha emanato una direttiva che modifica le modalità di assistenza per i richiedenti asilo. I servizi di prima accoglienza verranno assicurati a tutti, mentre gli interventi per favorire l’inclusione sociale saranno riservati solo ai beneficiari di forme di protezione. Stando al Def 2017, l’Italia spende ogni anno per i migranti circa 4,7 miliardi: poco più di 3,5 miliardi va all’accoglienza, il resto finisce in rimpatri assistiti e sicurezza. L’intenzione del ministero è tagliare i costi della prima voce: dagli attuali 35 euro per migrante si passerà a 25. Il risparmio, circa 500 milioni l’anno, verrebbe spostato su rimpatri e sicurezza. Salvini ha più volte ripetuto che l’Italia è il paese con la spesa maggiore per migrante ma i dati sono differenti: il Belgio, ad esempio, destina 51,14 euro al giorno, perfino la Slovacchia (del gruppo di Visegrad) ne impegna 40. Meno di noi spendono Francia (24 euro), Polonia, Austria.

LA DIRETTIVA ARRIVA dopo la circolare inviata il 5 luglio ai prefetti e alle commissioni territoriali, in cui il ministro dell’Interno ha chiesto una stretta all’accoglienza. «Su 43mila domande – ha spiegato Salvini – i rifugiati sono il 7%, la protezione sussidiaria raggiunge il 15. Poi abbiamo la protezione umanitaria che, sulla carta, è riservata a limitati casi ma rappresenta il 28% che poi arriva al 40 con i ricorsi. E spesso diventa la legittimazione dell’immigrazione clandestina». Le proteste contro il Viminale sono cominciate il 5 e proseguite ieri.

L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione aveva sottolineato: «Il ministero non ha voce in capitolo sul merito delle domande». Mercoledì Medici senza frontiere è intervenuta sulla direttiva: «Avrà l’effetto di inasprire le condizioni dei richiedenti asilo, aggravarne i disagi e ostacolare l’individuazione di persone vulnerabili».
Ieri il prefetto Mario Morcone, direttore del Centro italiano rifugiati, ha sottolineato: «Il taglio dei costi peggiorerà la situazione per migranti e italiani. Il migrante rischia di restare per due anni nei centri isolato, senza fare nulla, con un senso di rabbia ed emarginazione mentre, d’altro canto, farà crescere l’insicurezza negli italiani, che li vedono starsene inattivi. Tutto questo costerà molto di più alla collettività». Il centro Astalli aggiunge: «Corsi di italiano, accompagnamento socio-legale, formazione portano i rifugiati all’autonomia, in modo da uscire rapidamente dal sistema di accoglienza».

È ANCORA L’ASGI a sottolineare: «Quella di Salvini non è una direttiva, sono opinioni politiche. Secondo le norme, i richiedenti asilo dovrebbero essere trasferiti nel più breve tempo possibile nel sistema di protezione, che prevede corsi di lingua e formazione professionale». Le associazioni Cild, Action Aid, Indie Watch, Asgi, Cledu e Arci chiedono che vengano riviste le procedure operative degli hotspot per assicurare, in particolare, il diritto di asilo e la tutela dai respingimenti collettivi. «L’approccio hotspot – spiegano – ha prodotto una crisi generalizzata del diritto d’asilo in Europa, configurando anche forme illegittime di trattenimento».

Raggi-Salvini, l’asse funziona: sgomberato il Camping River Disintegrati. Per Di Maio azione «legale e pacifica» per chi era dentro, no: «Trattati come animali»

Raggi-Salvini, l’asse funziona: sgomberato il Camping River
Disintegrati. Per Di Maio azione «legale e pacifica» per chi era dentro, no: «Trattati come animali»
Di Giuliano Santoro

«Sui campi rom non guarderò in faccia a nessuno», aveva detto Virginia Raggi due anni fa, appena insediata in Campidoglio, parlando in privato ai suoi assessori. Ha mantenuto la minaccia e ha sgomberato Camping River, a due giorni dallo stop allo sfratto intimato della Corte europea per i diritti umani e all’indomani dell’incontro con Matteo Salvini (che aveva definito senza giri di parole «parassiti» i rom che vivono nelle baraccopoli).

LA SINDACA HA TIRATO DRITTO senza pensarci un attimo. L’operazione è cominciata ieri di buon mattino. Per chiudere l’insediamento sulla via Tiberina dove vivevano fino a ieri quasi trecento persone, con una netta prevalenza di minori, sono intervenuti 250 uomini in divisa, soprattutto dei vari corpi della polizia municipale. Hanno creato un cordone invalicabile attorno all’area: accesso inibito a legali, giornalisti e parlamentari.

«Stanno sgomberando un campo che funziona, che ha un tasso alto di scolarizzazione e che non ha mai creato alcun problema», commentano increduli gli operatori. I rom, dal canto loro, denunciano l’ intervento duro da parte degli uomini in divisa e segnalano l’uso di spray al peperoncino.

Il comandante dei vigili Antonio Di Maggio nega ogni tensione. Si tratta di un agente di esperienza, nominato al vertice del corpo nel marzo scorso quando si trovava a diciotto mesi dalla pensione. È uno che ha la fama di essere un duro, Di Maggio. Che già in passato è stato al centro di polemiche per l’uso spregiudicato dello spray da parte dei suoi uomini. Quando lo sgombero è ancora in corso, dal vertice del Movimento 5 Stelle arriva la copertura politica di Luigi Di Maio: «È stato uno sgombero pacifico e lo ritengo legittimo», dice il vicepremier grillino.

I RACCONTI CHE ARRIVANO da dentro la struttura raccontano una verità diversa. «Ci hanno trattato come animali – riferisce Florin, 31 anni – Hanno spinto a terra alcune donne. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto. Io sto andando a prendere la mia roba non so dove andrò».

Salvini affida la sua soddisfazione a un tweet che invoca «Legalità, ordine e rispetto prima di tutto». La tolleranza zero, è il messaggio, non prevede la solidarietà. Poco è cambiato rispetto alle condizioni di partenza. Con lo sgombero la maggior parte degli abitanti di Camping River finisce in mezzo a una strada, a pochi è stato garantita l’unità del nucleo familiare e un’esigua minoranza ha accettato di dividersi per andare in strutture emergenziali. A una famiglia di 13 persone con un neonato sarebbe stato offerto di andare a vivere nelle casette montabili Ikea che nel’inverno scorso la Croce rossa messo su per far fronte a emergenze del genere. Solo cinque persone, infine, hanno firmato per il bonus di tremila euro in cambio del rimpatrio.

QUANDO IL SOLE del primo pomeriggio infiamma l’asfalto tutto pare già essersi consumato. Regna una calma irreale tra le casette del Camping River rivestite dai sigilli della polizia municipale.

Fuori si radunano molti degli abitanti, compresi quelli che in un primo momento avevano accettato un ricovero d’urgenza. Dal comune hanno provveduto a fare piazza pulita, per di più facendo passare il raid come un intervento a tutela dei rom, dettato da impellenti condizioni di «emergenza sanitaria». È la stessa identica formula che Virginia Raggi aveva utilizzato il giorno prima per chiosare le parole con le quali Salvini sfidava la Corte europea e garantiva l’appoggio delle forze dell’ordine per l’iniziativa del comune. Si era capito bene che il patto tra i due si era stretto ulteriormente ma in pochi si attendevano che la procedura scelta la tempistica avrebbe sfidato apertamente il giudizio della Corte.

«AL CONTRARIO di quanto sostiene Salvini questo sgombero avviene nell’illegalità – ragiona il deputato Riccardo Magi, di Radicali Italiani – L’Italia rischia condanne e sanzioni». Oltre a Magi, sono accorsi il compagno di partito Alessandro Capriccioli, il capogruppo piddino Giulio Pelonzi e Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Non è stato avvistato neanche uno dei 25 consiglieri comunali che compongono il monocolore grillino in Campidoglio. Raggi parla di «una ‘terza via’ basata su inclusione e rispetto della legalità, tutela dei diritti e rispetto dei doveri», ma qui fanno notare la durezza della sua scelta. Alcune classi delle scuole di zona chiuderanno per mancanza di iscritti.

Hanno perduto decine di alunni, messi per strada dall’oggi al domani. In serata, da Strasburgo prendono atto dell’atto compiuto e del fatto che il procedimento decade perché proprio i nuclei ricorrenti, nelle ore in cui era vietato l’accesso al campo, hanno alla fine accettato le soluzioni alternative. Alla sindaca tanto basta per dichiarare vittoria.

Raggi-Salvini, l’asse funziona: sgomberato il Camping River

Disintegrati. Per Di Maio azione «legale e pacifica» per chi era dentro, no: «Trattati come animali»

«Sui campi rom non guarderò in faccia a nessuno», aveva detto Virginia Raggi due anni fa, appena insediata in Campidoglio, parlando in privato ai suoi assessori. Ha mantenuto la minaccia e ha sgomberato Camping River, a due giorni dallo stop allo sfratto intimato della Corte europea per i diritti umani e all’indomani dell’incontro con Matteo Salvini (che aveva definito senza giri di parole «parassiti» i rom che vivono nelle baraccopoli).

LA SINDACA HA TIRATO DRITTO senza pensarci un attimo. L’operazione è cominciata ieri di buon mattino. Per chiudere l’insediamento sulla via Tiberina dove vivevano fino a ieri quasi trecento persone, con una netta prevalenza di minori, sono intervenuti 250 uomini in divisa, soprattutto dei vari corpi della polizia municipale. Hanno creato un cordone invalicabile attorno all’area: accesso inibito a legali, giornalisti e parlamentari.

«Stanno sgomberando un campo che funziona, che ha un tasso alto di scolarizzazione e che non ha mai creato alcun problema», commentano increduli gli operatori. I rom, dal canto loro, denunciano l’ intervento duro da parte degli uomini in divisa e segnalano l’uso di spray al peperoncino.

Il comandante dei vigili Antonio Di Maggio nega ogni tensione. Si tratta di un agente di esperienza, nominato al vertice del corpo nel marzo scorso quando si trovava a diciotto mesi dalla pensione. È uno che ha la fama di essere un duro, Di Maggio. Che già in passato è stato al centro di polemiche per l’uso spregiudicato dello spray da parte dei suoi uomini. Quando lo sgombero è ancora in corso, dal vertice del Movimento 5 Stelle arriva la copertura politica di Luigi Di Maio: «È stato uno sgombero pacifico e lo ritengo legittimo», dice il vicepremier grillino.

I RACCONTI CHE ARRIVANO da dentro la struttura raccontano una verità diversa. «Ci hanno trattato come animali – riferisce Florin, 31 anni – Hanno spinto a terra alcune donne. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto. Io sto andando a prendere la mia roba non so dove andrò».

Salvini affida la sua soddisfazione a un tweet che invoca «Legalità, ordine e rispetto prima di tutto». La tolleranza zero, è il messaggio, non prevede la solidarietà. Poco è cambiato rispetto alle condizioni di partenza. Con lo sgombero la maggior parte degli abitanti di Camping River finisce in mezzo a una strada, a pochi è stato garantita l’unità del nucleo familiare e un’esigua minoranza ha accettato di dividersi per andare in strutture emergenziali. A una famiglia di 13 persone con un neonato sarebbe stato offerto di andare a vivere nelle casette montabili Ikea che nel’inverno scorso la Croce rossa messo su per far fronte a emergenze del genere. Solo cinque persone, infine, hanno firmato per il bonus di tremila euro in cambio del rimpatrio.

QUANDO IL SOLE del primo pomeriggio infiamma l’asfalto tutto pare già essersi consumato. Regna una calma irreale tra le casette del Camping River rivestite dai sigilli della polizia municipale.

Fuori si radunano molti degli abitanti, compresi quelli che in un primo momento avevano accettato un ricovero d’urgenza. Dal comune hanno provveduto a fare piazza pulita, per di più facendo passare il raid come un intervento a tutela dei rom, dettato da impellenti condizioni di «emergenza sanitaria». È la stessa identica formula che Virginia Raggi aveva utilizzato il giorno prima per chiosare le parole con le quali Salvini sfidava la Corte europea e garantiva l’appoggio delle forze dell’ordine per l’iniziativa del comune. Si era capito bene che il patto tra i due si era stretto ulteriormente ma in pochi si attendevano che la procedura scelta la tempistica avrebbe sfidato apertamente il giudizio della Corte.

«AL CONTRARIO di quanto sostiene Salvini questo sgombero avviene nell’illegalità – ragiona il deputato Riccardo Magi, di Radicali Italiani – L’Italia rischia condanne e sanzioni». Oltre a Magi, sono accorsi il compagno di partito Alessandro Capriccioli, il capogruppo piddino Giulio Pelonzi e Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Non è stato avvistato neanche uno dei 25 consiglieri comunali che compongono il monocolore grillino in Campidoglio. Raggi parla di «una ‘terza via’ basata su inclusione e rispetto della legalità, tutela dei diritti e rispetto dei doveri», ma qui fanno notare la durezza della sua scelta. Alcune classi delle scuole di zona chiuderanno per mancanza di iscritti.

Hanno perduto decine di alunni, messi per strada dall’oggi al domani. In serata, da Strasburgo prendono atto dell’atto compiuto e del fatto che il procedimento decade perché proprio i nuclei ricorrenti, nelle ore in cui era vietato l’accesso al campo, hanno alla fine accettato le soluzioni alternative. Alla sindaca tanto basta per dichiarare vittoria.

 

CAMPING RIVER, SGOMBERO NONOSTANTE DECISIONE CEDU: “MUORE STATO DI DIRITTO”

CAMPING RIVER, SGOMBERO NONOSTANTE DECISIONE CEDU: “MUORE STATO DI DIRITTO”

Lo sgombero è iniziato alle 7 di questa mattina, le operazioni sono andate avanti per ore. Famiglie e bambini in strada. Stasolla (21 Luglio): “Non siamo più tutelati neanche dalla corte europea dei diritti umani”. I volontari: “Distrutti anni di lavoro per l’integrazione”. Salvini: “Legalità, ordine e rispetto prima di tutto”

ROMA – “Ci hanno buttato in mezzo strada come animali. Ma da qui non ce ne andiamo neanche se ci ammazzano, come si fa a trattare così famiglie con bambini? Ci hanno dato dieci minuti per prendere le nostre cose e uscire. E ora cosa facciamo? Ma tanto siamo zingari e di noi non importa niente a nessuno”. Lo urla in strada Denis, 20 anni, uno degli abitanti del campo rom Camping River, alle porte di Roma, sgomberato questa mattina dalle forze dell’ordine. Lo sgombero è iniziato alle 7 di questa mattina, le operazioni sono andate avanti per ore. Secondo il racconto degli abitanti non sono mancati momenti di tensione con i vigili, che hanno però negato l’uso della violenza. Ieri le operazioni di evacuazione erano state bloccate da un provvedimento della Corte europea dei diritti dell’uomo: attraverso l’adozione di una misura d’emergenza, la Cedu ha, infatti, ordinato al Governo italiano di non procedere allo sgombero previsto a seguito della notifica agli abitanti dell’ordinanza 122 del 13 luglio firmata dalla sindaca Virginia Raggi.

L’azione nonostante la sospensione chiesta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: “Precedente gravissimo”.  La decisione della Cedu è arrivata dopo il ricorso portato avanti da tre abitanti del campo supportati dall’Associazione 21 luglio. Lo sgombero doveva essere sospeso almeno fino a domani 27 luglio: “Oggi il governo italiano ha calpestato un giudizio della Corte europea dei diritti umani – spiega a Redattore sociale Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio – oggi finisce lo stato di diritto. La corte ha detto che doveva analizzare i casi e aveva preso tempo fino a domani, noi stavamo producendo la documentazione necessaria ma il governo ha proceduto comunque allo sgombero. Quello che è successo stamattina è di una gravità inaudita,- aggiunge -. Si crea un precedente preoccupante, sappiamo di non poter essere più tutelati neanche dalla Corte dei diritti dell’uomo. Ora stiamo valutando nuove azioni legali contro il governo italiano”.

Le reazioni politiche. Stasolla ricorda che la situazione igienico sanitaria all’interno dell’insediamento “è stata prodotta dallo stesso comune di Roma che prima ha distrutto alcuni dei container e poi il 30 giugno scorso ha tolto l’acqua agli abitanti – afferma – Oggi si dice che lo sgombero è reso necessario per questioni di igiene, ma dentro il campo sembra che ci sia stato un bombardamento. E a ridurlo così è stata l’amministrazione capitolina”. Solo ieri la sindaca di Roma Virginia Raggi spiegava in una conferenza stampa che non sarebbe stato possibile realizzare l’operazione di evacuazione in due giorni. A salutare invece con successo l’operazione è il ministro dell’Interno Matteo Salvini che in un tweet ha annunciato lo sgombero dicendo: “legalità, ordine e rispetto prima di tutto”. Sul posto da questa mattina anche alcuni esponenti politici, tra cui il capogruppo capitolino di Sel, Stefano Fassina, Riccardo Magi, parlamentaredei Radicali italiani, e Alessandro Capriccioli, consigliere regionale di +Europa. “E’ un chiaro segnale politico, un atto di forza, non è possibile che non si potesse attendere fino a domani – spiega Capriccioli – si voleva dare una dimostrazione all’Europa ma si tratta di una strada pericolosa, che passa sopra al rispetto dei diritti umani”.

Abitanti in strada, insieme ai tanti bambini, anche neonati. Dopo l’inizio dello sgombero, gli abitanti hanno raccolto le loro cose e le hanno ammassate in strada di fronte il cancello del River village. Alcuni portano via i bagagli con le auto, altri fanno avanti e indietro con i passeggini. Seduta in un angolo, Valeria, 21 anni, indica la sua bambina di appena 20 giorni, Alexia, la più piccola tra gli abitanti in strada. “E’ nata prematura – dice – per questo è così piccina”. Non sa che fare, spiega, gli operatori della Sala operativa sociale del Comune di Roma propongono un alloggio nei centri di accoglienza per lei, Alexia, e l’altro figlio di 3 anni. “Come faccio a separarla dal papà? E’ così piccola – ripete. Ma alla fine accetta. In tutto sono 43 le persone prese in carico nel circuito dell’accoglienza capitolina da questa mattina, fa sapere l’assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale. Poco distante, Iaga, 19 anni, appoggiata su un materasso buttato a terra, tiene in braccio il fratellino di un mese e mezzo, che si chiama Guido. Mi spiega che per loro la situazione è più complessa: “siamo dieci figli, io sono la più grande, lui il più piccolino. Con noi c’è anche mia nonna, in totale siamo in 13. Come facciamo a separarci? Siamo una famiglia. Non sappiamo cosa succederà, ma quello che già sta succedendo per noi è terribile”.

La rabbia di volontari e operatori sociali: “Così si distruggono anni di lavoro”. Luana Virgili e Cinzia Lucentini sono due volontarie della Comunità di Sant’Egidio, stamattina sono state tra le prime ad accorrere sul posto quando hanno saputo dello sgombero. “Stanno distruggendo tanti anni di lavoro, noi sono almeno dieci anni che conosciamo e seguiamo queste persone – spiega Virgili -. Dentro il campo ci sono almeno 180 bambini, tutti andavano a scuola. Con loro abbiamo fatto un percorso di scolarizzazione e integrazione complesso. Fa male oggi vederlo andare in fumo. Questi bambini sono cresciuti con i nostri figli, frequentano le stesse scuole, parlano italiano, sono italiani. Il 90 per cento di loro è scolarizzato nonostante i genitori in molti casi siano analfabeti. Ora non sappiamo che fine faranno, per noi di Sant’Egidio la scuola è fondamentale, non possiamo pensare che ora tutto questo venga distrutto insieme alle baracche”. (Eleonora Camilli)

FONTE ORIGINALE

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/590153/Camping-river-sgombero-nonostante-decisione-Cedu-Muore-stato-di-diritto