Giustizia Fiscale: bocciati emendamenti su paradisi fiscali in UE, PD e renziani dalla parte dei miliardari come la destra | Rifondazione Comunista

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Giustizia Fiscale: bocciati emendamenti su paradisi fiscali in UE, PD e renziani dalla parte dei miliardari come la destra

E’ molto grave che Pd e Italia Viva abbiano votato insieme alla destra contro emendamenti per condizionare gli aiuti alle imprese alla residenza fiscale in Italia. Sono state bocciati anche quelli che proponevano di sospendere, soltanto durante la fase di utilizzo delle garanzie dello Stato, i dividendi miliardari agli azionisti assistiti dal debito pubblico e per porre un limite alle retribuzioni dei manager a 20 volte il salario di un operaio.

Ancora una volta il PD e la formazione del suo ex-leader si collocano in una posizione filopadronale e subalterna allo strapotere del grande capitale e delle multinazionali. In altri tempi si sarebbe usata l’espressione “servi dei padroni”, definizione che si attanaglia purtroppo non solo alla destra ma anche a buona parte della maggioranza di governo.

Intollerabile l’assistenzialismo verso i ricchi mentre si nega l’estensione del reddito di cittadinanza a chi ne ha bisogno o si fa la morale alle partite IVA.

Un comportamento indecente solo parzialmente compensato dall’emendamento relativo ai paradisi fiscali extra-UE che guarda caso non riguarda proprio i principali gruppi del capitalismo italiano, da Fca a Mediaset. Da anni ormai più che alle Cayman si spostano le sedi legali in Olanda, Lussemburgo o Irlanda.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

A conferma di quanto sosteniamo la tabella che vedete tratta dal sito del settimanale L’espresso 

Segnaliamo anche un articolo de Il Fatto quotidiano con un lungo elenco di imprese italiane con sede legale in altri paesi UE

In Senato mozione contro il blocco a Cuba | Rifondazione Comunista

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In Senato mozione contro il blocco a Cuba

“E’ stata presentata in Senato una mozione che impegna il governo ad attivarsi in tutte le sedi per la rimozione del blocco economico, commerciale e finanziario che Cuba subisce da decenni e che l’amministrazione Trump ha deciso di inasprire in questi mesi nonostante la pandemia in corso” – dichiarano Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Marco Consolo, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea. “Il parlamento italiano ha l’occasione di rispondere con un atto politico alla generosità dimostrata dal popolo cubano e dalla Brigata medica Henry Reeve nei confronti del nostro e di tanti altri paesi. Abbiamo chiesto alla senatrice Paola Nugnes che ci rappresenta nel gruppo misto del Senato di proporre la mozione e ringraziamo tutte le senatrici e i senatori che l’hanno condivisa e sottoscritta consentendone la presentazione. Auspichiamo che la mozione sia approvata con il voto di tutti i gruppi parlamentari”. Il testo della mozione sottoscritta dai senatori Nugnes, De Petris, Buccarella, Unterberger, Fattori, Vanin, Laforgia, Ruotolo, De Falco: 

Il Senato,

premesso che:

il drammatico periodo causato dalla rapida diffusione del virus COVID-19 e la conseguente situazione di emergenza in cui sono precipitate molte zone del nostro territorio, con migliaia di persone contagiate e decedute e con un sistema sanitario allo stremo delle forze, ha messo a dura prova il Paese;

il Governo italiano, negli scorsi mesi, ha lanciato un appello internazionale per fronteggiare la crisi sanitaria;

tra i Paesi che hanno prestato soccorso all’Italia vi è la Repubblica di Cuba, la quale ha inviato in Italia due brigate mediche del “contingente internacional de medicos especializados en situaciones de disastres y graves epidemias”;

le due brigate esperte di gravi epidemie sono composte rispettivamente da 53 persone (immunologi e infermieri specializzati in interventi di contrasto delle pandemie) che stanno operando a Crema e da 38 persone (21 medici, 16 infermieri e un logista) che operano a Torino, in due dei focolai più rilevanti del Nord Italia;

la suddetta brigata medica (intitolata ad Henry Reeve, un cittadino statunitense che partecipò alla guerra di indipendenza di Cuba dal colonialismo spagnolo) ha operato in soccorso di numerosi Paesi, colpiti da gravi catastrofi naturali e da epidemie (tra i quali Haiti, colpita dal terremoto e dal colera, Sierra Leone, Guinea e Liberia, colpiti dall’epidemia di Ebola, Cile e Pakistan, colpiti da terremoti);

considerato che:

la Repubblica di Cuba è tuttora sottoposta, da parte del Governo statunitense, ad un blocco economico, commerciale e finanziario illegale e contrario al diritto internazionale, per ragioni politiche unilateralmente motivate;

tale misura di ritorsione comporta gravi danni al popolo cubano e ne mette a rischio la vita, bloccando, tra gli altri beni, anche l’invio di medicinali e altro materiale sanitario, che deve essere importato dall’estero;

il blocco è stato pericolosamente inasprito dal Governo statunitense negli ultimi mesi, nonostante il mondo intero fosse stato colpito dall’epidemia da COVID-19, con la conseguenza che un dilagare dell’epidemia nell’isola di Cuba potrebbe portare a conseguenze nefaste per il popolo cubano;

l’impegno di solidarietà sanitaria della Repubblica di Cuba è portato avanti da decenni, sia attraverso la formazione di personale sanitario di molti Paesi (presso la Escuela latinoamericana de medicina), sia con le proprie missioni sanitarie nel mondo, con un elevato numero di medici e altro personale sanitario;

oggi esiste un accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l’Unione europea e Cuba, in controtendenza all’extraterritorialità del blocco stesso che colpisce tra l’altro la possibilità di rapporti economici tra Cuba e UE,

impegna il Governo:

1) a fare proprio l’appello lanciato dalle comunità cubane residenti in Europa e da tante altre associazioni e personalità per porre fine al blocco contro la Repubblica di Cuba e il suo popolo;

2) a raccogliere l’appello recentemente espresso dal Pontefice per l’allentamento del blocco e per porre fine alle sanzioni nei confronti di molti Paesi sottoposti a tali misure;

3) a raccogliere l’appello recentemente espresso anche dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ai leader dei Paesi del G20, con l’esortazione a sospendere le sanzioni che impediscono le forniture di cibo, cure mediche e beni di prima necessità;

4) a fare propri i citati appelli, coerentemente con il voto quasi unanime di condanna del blocco che per 28 volte consecutive ha visto l’assemblea generale dell’ONU esprimersi in tal senso, anche con l’appoggio dell’Italia;

5) infine, ad adoperarsi nelle sedi dell’Unione europea e nelle altre sedi internazionali, per la rimozione del blocco contro la Repubblica di Cuba.

Politica e sindacato nei luoghi di lavoro, compiti e aspettative

Possiamo dire che il posto di lavoro, oggi, è il luogo principale dove maggiormente avviene il dibattito politico e sindacale.
Questo lo portiamo a testimonianza, in quanto operai e tutti i giorni che passiamo in fabbrica assistiamo a questi tipi di discussioni.
Come mai la fabbrica sì e le sezioni dei partiti no? Perché oggi la disaffezione verso il mondo o il fare politica è ormai un pensiero collaudato, in quanto, nel corso degli ultimi anni, i risultati e le promesse fatte, non sono mai arrivate e al contrario i diritti e le tutele dei lavoratori subiscono attacchi sempre maggiori tutt’ora oggi non arrivano, ad esempio ai tempi del Covid la cassa integrazione che molti stanno ancora attendendo.
Ovviamente, ci sono alcuni lavoratori che sono anche militanti di alcuni partiti, e questi, nei limiti delle loro esperienze e conoscenze, provano a fare capire ai colleghi l’importanza di rappresentarsi e avere una formazione politica, che faccia da guida e insegni ai lavoratori la strada e i mezzi per rivendicare e lottare per i propri diritti e miglioramenti  delle condizioni lavorative. Purtroppo, questo tipo di dibattito ha vita breve e nel giro di pochi minuti si conclude.
Diversamente accade quando, sul posto di lavoro, si parla del mondo sindacale. Nel dibattito sindacale il lavoratore nutre sempre un po’ di fiducia e speranza, anche se negli ultimi anni la propaganda fatta su l’inutilità del sindacato, la lotta antisindacale fatta dai datori di lavoro, con minacce di delocalizzazione conseguente perdita del proprio lavoro se entra il sindacato in azienda e i lavoratori rivendicano il loro diritto alla rappresentanza e dai vari governi hanno portato il lavoratore stesso a dire che il sindacato sia inutile e dannoso e che se hanno ottenuto miglioramenti è solo grazie alla generosità e magnanimità dei padroni. In più a quanto detto dobbiamo aggiungere gli errori degli ultimi  anni da parte dei sindacati. Nonostante tutte queste criticità il lavoratore sa benissimo che per avere un miglioramento salariale, un miglioramento sulla sicurezza sul posto di lavoro e intraprendere una contrattazione di secondo livello necessita di un aiuto da parte del sindacato e che la sua presenza stessa è fondamentale, salvo poi fare marcia indietro di fronte ai ricatti padronali , licenziamenti , delocalizzazioni ,a questo bisogna aggiungere quanto già detto ovvero chi considera in perfetta sintonia padronale un certo modello di politica e il sindacalismo non come opportunità ma un ostacolo da combattere . Noi operai sappiamo bene che il percorso è lungo e tortuoso, ma abbiamo anche constatato che nelle varie realtà territoriali ci sono sindacalisti preparati, ben formati e con la voglia di svolgere il proprio lavoro a pieno. In conclusione possiamo affermare che se le varie realtà sindacali riescono ad organizzarsi e intraprendere un percorso serio per la tutela completa e l’istruzione dei lavoratori con l’appoggio fondamentale della politica  potrebbe essere l’inizio di una serio piano di battaglie politiche volte al raggiungimento di una società democratica e socialista. Valerio Bennati segretario circolo Rifondazione Comunista Grosseto 

Pandemia: intervista allo specchio – Rifondazione Comunista Toscana

https://www.rifondazionetoscana.it/magazine/pandemia/

Rifondazione Comunista Toscana

RIFONDAZIONE COMUNISTA TOSCANA

Ci scusiamo per l’inconveniente, questa è una rivoluzioneMenu

PUBBLICATO IL DI SALVATORE ALLOCCA

Pandemia: intervista allo specchio

GIORNALISTA: Lei è un vecchio militante comunista, come ha vissuto questa esperienza della pandemia di coronavirus?

MILITANTE: Sono vecchio ma non tanto da aver vissuto il disastro della guerra e questa è stata la prima volta in cui quelli della mia generazione ed a maggior ragione quelli più giovani di me, hanno visto messe in discussione le certezze quotidiane a cui eravamo tutti abituati. Il diritto ad uscire di casa, di riunirsi, di incontrarsi, l’idea che se eri malato ti ricoveravano e ti curavano.

Non ho paura di morire, ma sentire di essere un candidato ideale per questa morte solitaria e bizzarra con quel casco in testa che sembri un astronauta pronto per una passeggiata nello spazio, un po’ di disagio me lo ha dato. Poi sono comunista ed allora mi sono tremendamente incazzato al pensiero che anche questa volta avevamo ragione e che siamo stati inascoltati, avevamo ragione quando abbiamo fatto le nostre battaglie in difesa della sanità pubblica, contro la chiusura di tanti piccoli ospedali a cui, nonostante le promesse, non si è sostituita alcuna struttura territoriale. È successo anche qui in Toscana dove si era costruito il mito di una buona sanità.

G.: Secondo lei che cosa è cambiato,in questi 50 giorni, nell’opinione pubblica?

M.: C’è stato un profondo mutamento dentro quello che definiamo “il senso comune” della gente, ma una mutazione che è ancora in divenire e che ancora non si è risolta in un modo nuovo ed organico di vedere le cose e la politica, tutto può ancora prendere una direzione o quella opposta.

Alcune cose positive che ancora non sappiamo se dureranno, un po’ come l’immunità dei guariti, si è verificata a partire da una nuova declinazione del concetto di sicurezza. Sembra lontanissima la stagione in cui dilagava l’ossessione della criminalità e dell’immigrazione e si è indebolita la voce dei “cazzari” che hanno pontificato su tutto senza alcuna preparazione scientifica e senza alcun riscontro nella realtà. Sui dati snocciolati dalla protezione civile c’è molto da dire, sono stati costruiti dentro un apparato del tutto insufficiente, non solo ad affrontare, ma anche a leggere l’evoluzione del fenomeno, ma almeno fino ad ora nessuno è arrivato a parlare di mortalità “percepita”, a teorizzare cioè che la realtà non esiste ed è importante solo ciò che sembra o meglio quello che si mostra, un atteggiamento che fino alla istituzione della zona rossa di Codogno e di tutto il basso Lodigiano la faceva da padrone.

Insomma l’epidemia ha provocato il ritorno in scena della realtà.

G.: Lei ha fatto un cenno alla politica, che cosa pensa dei provvedimenti governativi e del ruolo dell’opposizione?

M.: Prima ancora che di un giudizio sui provvedimenti messi in atto c’è da registrare che governo ed opposizione hanno immediatamente percepito la potenza dell’epidemia nel costruire nuovi orientamenti di opinione e si sono gettati su una spasmodica ricerca del consenso tentando di azzeccare l’atteggiamento giusto. In questa condizione, senza un pensiero organico a cui riferirsi hanno alternato messaggi contrastanti del genere “apriamo tutto, chiudiamo tutto, chiudiamo ma teniamo aperto”. Con la stessa velocità si sono alternate spinte ad una attenuazione o ad una esasperazione del conflitto politico. Tutto ciò mentre i lavoratori, i disoccupati ed i pensionati, insomma le persone in carne ed ossa hanno sviluppato una insofferenza, se non una ostilità, crescente nei confronti dei rituali della politica.

Non si sono sentite voci, tranne pochissime eccezioni, che hanno messo in luce la vera questione.

G.: Quale questione?

M.: Che il vero problema è che il capitalismo ormai mostra la corda, che ci troviamo difronte ad un sistema a cui è stata attribuita la capacità di autoregolarsi e che invece produce disastri sotto il profilo sociale, sotto quello ambientale e sotto quello della qualità della convivenza democratica;che le politiche attuate nella nuova fase della globalizzazione neoliberista hanno distrutto ogni tutela sociale ed hanno indebolito drammaticamente la capacità dello stato di resistere ad una condizione di emergenza.

Guardiamo la sanità che ha spostato l’attenzione dalla salute pubblica verso gli interventi “di eccellenza” insomma sulle singole patologie. Curare era molto più utile e redditizio che non prevenire, così i privati hanno potuto colonizzare e stravolgere il sistema.

E’ successo in tutta Italia, anche da noi in Toscana attraverso un sistema meno spregiudicato che non in Lombardia, ma altrettanto devastante.

La dialettica tra questo governo e tra questa opposizione non è assolutamente in grado di far emergere queste verità ed anzi si impegna con cura ad occultarle.

G.: Quindi tutto facile per i comunisti che da sempre hanno sostenuto politiche diverse.

M.: Mi rifaccia la domanda! Per i comunisti non è mai stato facile. Figuriamoci ora che non abbiamo più rappresentanza istituzionale, non abbiamo più un giornale o un altro strumento di comunicazione, che non abbiamo nulla se non la forza delle nostre argomentazioni ed un corpo militante sempre più affetto da pluripatologie. Io per esempio ho l’asma, la pressione alta ed un paio di coglioni grossi così. E non è una espressione misogina, i coglioni così a cui mi riferisco, più grossi dei miei, ce l’hanno anche le donne che come sempre pagano il prezzo più salato. Il neoliberismo è maschio. La rivoluzione è femmina.

G.: Siamo ancora a sognare la rivoluzione?

M.: La rivoluzione non è un sogno, non è una fuga dalla realtà. La rivoluzione è una pratica quotidiana. Come vede non ho nessuna arma di offesa ma ormai è tanto che siamo tornati in montagna come i vecchi partigiani, quella montagna lì è anche al livello del mare. Oggi dobbiamo affinare la nostra capacità di comprendere e la nostra capacità di comunicare e diffondere le nostre idee. Siamo in trincea caro compagno giornalista. [in tono un po’ incazzato (ndr)]

G.: Va bene ritiro la domanda sulla rivoluzione, ma insomma che cosa intendete fare in concreto?

M.: Così va meglio! La domanda è più giusta, ma la risposta è più difficile. La dividerei in tre azioni in cui dobbiamo impegnarci: capire, proporre, mobilitare. E siamo indietro in tutte e tre non per errori ma sostanzialmente per limiti oggettivi. Anche un’intervista come questa può essere però parte di questo sforzo. Abbiamo bisogno urgente di una analisi che colga il mutamento sociale che sottende la nuova fase, abbiamo bisogno di discutere collettivamente i nuovi bisogni materiali ed esistenziali di una popolazione impaurita ma sempre più incazzata. Abbiamo bisogno di comprendere velocemente cosa può sostituire la retorica dell’autocelebrazione nazionale, dell’Italia modello per tutto il mondo, una retorica che si infrange contro i numeri (taroccati per difetto) della altissima percentuale di decessi.

Abbiamo bisogno di comprendere quale sia la reazione ad un insieme di provvedimenti che, pur perseguendo un comprensibile obbiettivo di distanziamento sociale, appaiono per la gran parte imperativi senza senso, più finalizzati ad affermare che lo stato c’è, che a produrre risultati sull’andamento dell’epidemia. Norme e repressioni per la gran parte incomprensibili e vessatorie che aprono il fronte di una difesa della Costituzione non solo attraverso la battaglia referendaria che ci attende. Occorre proporre l’immediato impegno di ricostruzione della medicina territoriale con provvedimenti che non siano solo transitori ed emergenziali. Occorre ridefinire i settori di spesa pubblica trasferendo i fondi delle spese militari e delle grandi opere verso i settori di interesse sociale. Occorre uscire dalla attuale politica finanziaria, il problema non è come indebitarsi, non c’è una grande differenza tra l’acquisto di titoli di stato italiani da parte della BCE ed il MES sanitario. Il problema è come ridistribuire a fondo perduto le risorse europee e come renderne disponibili di nuove anche a traverso una svalutazione monetaria. Occorre da subito svincolare tutte le somme delle linee di finanziamento europee assegnate e non ancora spese.

G.: Questo riguarda l’Europa, ma in Italia

M.: In Italia mettere mano da subito ad una nuova curva di aliquote IRPEF, introdurre una patrimoniale ed una ridefinizione della tassa di successione.

G.: Sono tutte ricette Keynesiane che non sono incompatibili con il capitalismo

M.: Questo dovrebbe dirlo a chi governa, ma accetto la critica.
In questa fase Keynes sembra un rivoluzionario. Sembra, ma non lo è.

Ci attendono momenti davvero duri in cui molti non avranno cosa mettere in tavola per se e per i figli e tutto ciò accadrà in presenza di un sistema produttivo fermo sebbene capace di produrre tutto per tutti.

E’ difronte a questa prospettiva che ridiventa attuale MARX molto più di Keines e che si ripropone in tutta la sua forza la questione comunista; che cosa si produce, come si produce, per chi si produce.

G.: Su questo terreno non la seguo.

M.: Certo la montagna non è per tutti.

G.: Rimanendo in pianura, che cosa pensate della spinta verso la riapertura?

M.: È evidente che dietro questa spinta alla riapertura ci sono grandi interessi. Per moliti padroni, l’unico servizio essenziale è quello di fare i quattrini. Ma ritengo che su questa questione si debba andare molto cauti, infatti non riguarda solo i “padroni”. Penso ai piccoli commercianti, agli ambulanti, agli artigiani, alle imprese familiari a tutti quelli che si sono affidati per amore o per forza al circuito dell’economia e che oggi sprofondano nella più totale insicurezza. Nei confronti di questi soggetti sociali dobbiamo lanciare ponti ed avanzare proposte che non li aggreghino al carro delle grandi imprese. Il lavoro autonomo in questo paese non è stata solo una libera scelta, ma in tantissimi casi una necessità. Credo sia necessario pensare ad una no tax area anche per gli autonomi trasferendo il prelievo dall’impresa alla ricchezza.

G.: La costruzione di un blocco sociale alla Gramsci?

M.: Magari ne fossimo capaci.

Siamo consapevoli dei nostri limiti e non possiamo offrire certezze salvo il fatto che non ci arrenderemo.

G.: La ringrazio, se non di altro, dello sforzo di sincerità, di questi tempi non è da tutti.Share118Tweet118CONDIVISIONICATEGORIECOVID-19

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DRAGHI DICE COME SPENDERE I SOLDI MA NON DICE DOVE PRENDERLI. NOI COMUNISTI, GENTE SERIA, AVANZIAMO UNA PROPOSTA PRATICABILE IN CUI NON CI PERDE NESSUNO: LI STAMPI, UNA TANTUM, LA BCE | Rifondazione Comunista

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=41801

DRAGHI DICE COME SPENDERE I SOLDI MA NON DICE DOVE PRENDERLI. NOI COMUNISTI, GENTE SERIA, AVANZIAMO UNA PROPOSTA PRATICABILE IN CUI NON CI PERDE NESSUNO: LI STAMPI, UNA TANTUM, LA BCE

Maurizio ACERBO, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista e Paolo FERRERO, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea, dichiarano: 

“Il vertice si è chiuso con un nulla di fatto, adesso non sprechiamo i prossimi 15 giorni per trovare i soldi per affrontare la crisi. All’Italia servono almeno 100 miliardi e non possono essere soldi che debbano essere restituiti o privatizzando o facendo pagare più tasse agli italiani o svendendo il patrimonio pubblico.

Bisogna avere soldi che non debbano essere restituiti e questo deve essere fatto una tantum dalla BCE che immetta 1.000 miliardi di euro UNA TANTUM per finanziare il welfare, le famiglie, le imprese e la riconversione ambientali delle produzioni in tutta Europa. Sono soldi che servono subito e che non debbono essere restituiti. Perché Draghi ha ragione a dire che il Coronavirus è come una guerra ma Draghi dice come spendere i soldi senza dire dove prenderli. Noi comunisti, gente seria, avanziamo una proposta praticabile in cui non ci perde nessuno. 

Nei giorni scorsi abbiamo scritto al Presidente della Repubblica chiedendo che si faccia promotore della nostra proposta. 

Non vorremmo che  dopo i pugni sul tavolo arrivi la resa vista la vergognosa intervista a Zanda“.

Ovviamente noi siamo per andare ben oltre un intervento UNA TANTUM come abbiamo scritto fin dall’inizio della crisi.

ESTENDERE IL REDDITO DI CITTADINANZA! SE NON ORA QUANDO? FIRMATE LA PETIZIONE | Rifondazione Comunista

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=41806

ESTENDERE IL REDDITO DI CITTADINANZA! SE NON ORA QUANDO? FIRMATE LA PETIZIONE

Positivo che nell’area di governo emerga la proposta di estendere il reddito di cittadinanza per coprire tutte le fasce di popolazione che oggi non sono garantite da ammortizzatori sociali. Quello approvato dal primo governo Conte aveva molti limiti ma non sono quelli di cui si erano lamentati i neoliberisti. Come Rifondazione Comunista aderiamo all’appello lanciato da Basic Incom Network, da Libera, dalla Rete dei numeri Pari e tantissime altre realtà sociali ESTENDERE IL REDDITO DI CITTADINANZA! SE NON ORA QUANDO?Il governo e il parlamento dovrebbero ragionare seriamente e subito sulla necessità di questa misura e sul fatto che dovrebbe permanere anche dopo l’emergenza coronavirus. Occorre garantire un reddito di quarantena a tutte/i in questo periodo di fermo del paese ma anche dopo rimarrà la necessità di una misura di welfare finalmente universalistico e liberata dai vincoli che hanno ristretto la platea degli aventi diritto all’attuale “reddito di cittadinanza”.  Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista -Sinistra Europea Firmate la petizione diretta a Governo e Parlamento:https://secure.avaaz.org/it/community_petitions/al_governo_ed_al_parlamento_italiano_estendere_il_reddito_di_cittadinanza_se_non_ora_quando_/details/?fbclid=IwAR1dl95xxeHl1crzh-xnhM62pvzvYq1TClA5C-sUZuFtyuwnXTm4VVrWOkM