Campagna Prc contro le lunghe liste di attesa per le prestazioni sanitarie | Rifondazione Comunista

Campagna Prc contro le lunghe liste di attesa per le prestazioni sanitarie

di Rosa Rinaldi –

Care compagne e cari compagni,

come preannunciato lanciamo una campagna contro le lunghe liste di attesa per le prestazioni sanitarie, una campagna utile da un lato a riconoscere il diritto ad una prestazione sanitaria tempestiva, dall’altra ad utilizzare strumenti poco conosciuti che le normative prevedono.

Quante volte le persone e noi con loro ci sentiamo impotenti rispetto all’urgenza di fare un esame diagnostico e i tempi umanamente inaccettabili che ci vengono prospettati.

Quella che vi proponiamo è una campagna che mette al centro il diritto alla salute delle persone, facendo un’azione di informazione e anche di servizio verso le cittadine e i cittadini dei nostri quartieri.

Esiste, infatti, una legge del 1998 che prevede la possibilità, in determinate situazioni, di fare ricorso al servizio di intramoenia (attività prevista dal Servizio Sanitario Nazionale nelle strutture pubbliche fuori dall’orario di lavoro) senza costi aggiuntivi per le persone oltre a quelli previsti dal ticket.

Di seguito trovate sia un materiale utile di informazione ed azione, un vademecum, che potrete stampare o fotocopiare, a cui aggiungere il nome e l’indirizzo del circolo e/o dello sportello sociale e gli eventuali orari di apertura, sia il modulo “di istanza” da distribuire, fare compilare e far pervenire all’U.R.P.(Ufficio Rapporti con il Pubblico) della propria A.S.L., a tale scopo vi suggeriamo di compilare l’indirizzo prima di stampare i moduli.

Grazie e buon lavoro a tutte e tutti!

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volantino sanità

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campagna contro liste di attesa nota

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23 Marzo Rifondazione Comunista in prima fila per la difesa del pianeta

RIFONDAZIONE COMUNISTA GROSSETO #prcgrosseto
Siamo ancora in tempo. Roma 23 marzo 2019 Marcia contro le grandi opere inutili

La qualità dell’aria in continuo peggioramento, aree verdi decimate, risorse idriche a rischio, terreno spesso improduttivo, temperature generali in continuo aumento, ghiacciai in disgelo anticipato, specie animali e vegetali sempre più scarse. Queste non sono delle minacce, questa è la realtà.

Se il nostro pianeta oggi è concretamente a rischio estinzione, l’unico modo per riuscire a imprimere un cambiamento efficace è incominciare a lottare contro i modelli di inquinamento e contro i governi che continuano a promuoverli.

Le Grandi Opere industriali hanno causato, e continuano a causare devastazioni nei territori coinvolti. Un modello di sviluppo che non coinvolge le popolazioni, ma che, sfruttando le simpatie delle istituzioni passate e presenti , decide delle sorti ambientali e sociali di un territorio. Un modello dissipativo delle risorse locali, corrosivo per la comunità, incentrato sulla cessione di salute e ambiente in cambio di lavoro o di energia.

La politica fino ad oggi non è riuscita a dare delle risposte, in realtà non si è mai posta neanche le domande.

Infatti le promesse non mantenute dai pentastellati sulle questioni ambientali quali ILVA, TAP, Energas, e l’incertezza sulla questione TAV, dimostrano (oltre all’inaffidabilità politica dei cinquestelle,) come le questioni ambientali vengano continuamente sottovalutate dalle istituzioni.

Per questi e molti altri motivi si è deciso di lanciare il 23 marzo una grande manifestazione nazionale contro le Grandi Opere inutili. Prima di arrivare a questa data, si è riusciti a creare una rete molto solida tra le numerose associazioni, comitati, collettivi, movimenti e realtà sociali impegnati nella lotta alle grandi opere.

Sono state organizzate, a partire da Venezia, diverse assemblee nazionali che hanno permesso il confronto diretto tra lotte anche molto distanti: si è parlato di TAV in Val di Susa, delle Grandi Navi a Venezia, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, la minaccia delle trivellazioni in Basilicata, in Puglia e in Sicilia, della Terra dei Fuochi in Campania, del TAP in Salento, oltre alle altre devastazioni passate e presenti che minacciano costantemente il Paese e i territori coinvolti.

Richiamiamo alla mobilitazione tutte le compagne e i compagni per ridiscutere insieme il futuro ambientale del nostro pianeta. Infatti la manifestazione del 23 marzo (come lo è stata la manifestazione di Torino dell’8 dicembre ) sarà un’occasione importante per confrontarsi con diverse realtà di lotta ambientale e per contribuire a costruire una rete sociale e politica unico argine agli eco-mostri ambientali.

Per un futuro ecologico e rispettoso dell’ambiente, per la giustizia ambientale, per il il nostro pianeta… al 23 marzo comapgn@.

Marco Cassatela Coordinamento Nazionale GC
Andrea Ferroni Coordinatore Nazionale Giovani Comunisti/e
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FONTE ORIGINALE
https://m.facebook.com/PRCGrosssto/?ref=bookmarks&soft=composer

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I nostri contatti
RIFONDAZIONE COMUNISTA GROSSETO
– Sede viale Europa 65 Grosseto
– Segretario provinciale Maurizio Buzzani/segretario circolo di Grosseto Valerio Bennati rifondazionecomunistacircolo.gr@gmail.com tel 3519233900

Locatelli (Prc-Se): da oggi l’imbroglio del Tav in differita. Il 23 marzo a Roma contro le grandi opere inutili

Di Ezio Locatelli , segretario PRC Torino.“Eh già, il Tav deve, il più possibile, rimanere fuori dallo scontro di maggioranza per i prossimi mesi, tenendo al riparo la campagna per le elezioni europee. Avanti dunque con il teatrino di chi, a livello di forze di governo, dice tutto e il contrario di tutto. La realtà è che il M5S dopo aver calato le brache su tutta una serie di questioni (Tap, Terzo Valico, decreto sicurezza, liberalizzazione delle armi, ecc.) ha dato il suo avallo alla realizzazione del Tav” sostiene Ezio Locatelli, della segreteria nazionale nonché segretario provinciale Prc di Torino .
Ed ancora:”Da oggi partono i bandi per l’affidamento dei lavori sulla tratta transfrontaliera con la possibilità di retrocedere dagli obblighi tra contraenti in caso di ripensamento da parte della Ue, della Francia o del Parlamento italiano. Cosa del tutto inverosimile. Più che un compromesso posticcio la scelta intervenuta a livello di governo è orientata alla realizzazione del Tav in differita.
La sola e unica possibilità di fermare la realizzazione di un’opera affaristica, costosissima, di nessuna utilità sociale, basata su previsioni irrealistiche è nella prosecuzione della mobilitazione popolare. Partecipiamo tutte e tutti alla marcia per il clima contro le grandi opere inutili che si terrà a Roma il 23 marzo. Avanti con la lotta No Tav per un diverso modello di sviluppo e il diritto alla mobilità di tutt*”.

Torino, 11 marzo 2019

8 marzo: femminismi contro sovranismi — DonnexDiritti di Luisa Betti Dakli

Oggi si sciopera nel mondo per i diritti delle donne. A Roma il corteo di Non una di meno partirà alle ore 17 da piazza Vittorio, per concludersi in piazza Madonna del Loreto: contro la violenza maschile sulle donne e contro il ddl Pillon. in sciopero anche i sindacati autonomi Usi (Unione Sindacale Italiana), Cobas (Confederazione […]

via 8 marzo: femminismi contro sovranismi — DonnexDiritti di Luisa Betti Dakli

Facciamo rinascere la 833

Franco Cilenti**
L’unico modo per difendere il diritto alla SALUTE
Quest’anno il Servizio sanitario nazionale compie quarant’anni, quindi giovane nonostante abbia subito nella sua vita attacchi virali dall’esterno, ma anche dall’interno dalle proprie articolazioni, boicottaggi pro privato e revisioni legislative che ne hanno peggiorato la funzionalità ed efficacia.
Prima del 1978 c’erano le casse mutue, oggi si torna a un sistema sanitario “corporativo” e non universalistico attraverso il predominio delle assicurazioni che fanno capo al welfare aziendale di dipendenti semipaganti e alla spartizione dei finanziamenti pubblici in Fondi regionali che aggravano le disparità geografiche.
Da oltre dieci anni è sempre più spudoratamente aggredito, anche da chi dovrebbe salvaguardarlo, da tagli e svendite di pezzi ai privati e sventrato dall’interno a tal punto che oggi, tanto da dare un’idea, mancano oltre 80mila operatori tra infermieri e oss, costringendo i sopravvissuti anche a turni di 16 ore che mettono a rischio la sicurezza di malati e operatori.
Da quando è cominciata la truffa dei tagli, abbiamo 70 mila posti letto in meno, 175 ospedali chiusi, macchinari nell’83% dei casi obsoleti. Considerando i dati del Consiglio dei Ministri nel Documento di economia e finanza, nel 2018 il rapporto tra la spesa sanitaria e la ricchezza prodotta nel Paese, cioè il Pil, scenderà a quota 6,5 per cento, soglia limite indicata dall’Oms.
La conseguenza? E’ sempre più difficile, nonostante gli sforzi di medici e infermieri, garantire un’assistenza continuativa e di qualità, a volte neppure l’accesso alle cure, con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.
Oggi, a pochi giorni dall’anniversario dell’approvazione della Legge 833 di Riforma Sanitaria, l’inchiesta di Cittadinanzattiva sullo stato del Servizio Sanitario pubblico fotografa un’allarmante stato di cose che non rappresenta una novità per chi come noi da decenni fa inchiesta dentro i luoghi di lavoro e di cura. Sono decenni che il SSN viene sistematicamente indebolito dai governi succedutosi (nonostante lodevoli parentesi, ad esempio, il ministero di Rosy Bindi) del resto assegnarono il ministero al partito Liberale che aveva votato contro l’approvazione della legge 833 in Parlamento.
L’inchiesta citata parla, ancora una volta, alla politica che appare indifferente di fronte al drammatico aumento delle diseguaglianze in generale ed in particolare nella salute. L’ulteriore e costante negli anni de-finanziamento del sistema sanitario pubblico che investe il nostro Paese da almeno un decennio. I dati Ocse dimostrano che dopo il 2009 il nostro Paese è entrato a fare parte di quel ristretto novero di stati che hanno ridotto la spesa sanitaria mentre l’incremento medio dei paesi Ocse dell’1,4%, guadagnandoci quindi come stato il fanalino di coda dei paesi Ocse.
Le diseguaglianze, in generale ed in particolare sulla salute nel nostro paese si vanno fortemente ampliando. I dati Istat confermano una differenza enorme tra Regioni: la maggiore speranza di vita si registra nelle regioni del Nord Est: per gli uomini è di 81,2 e per le donne 85,6. Mentre nelle Regioni del Mezzogiorno si riduce a 79,8 anni per gli uomini e 83,3 per le donne.
Anche la mortalità prematura (tra i 30 e 69 anni) presenta forti divari a livello territoriale e parliamo di morti evitabili con idonee politiche di prevenzione. I determinanti della salute vanno rivisti sulla base di relazioni sociali, oggi sono determinati da politiche regressive, che incidano sui seguenti fattori: differenze geografiche, classe sociale, istruzione, condizione lavorativa, abitativa. Detta in parole povere, per fare prevenzione bisogna indagare (preventivamente) prima (all) l’esigenza di cura i bisogni di salute della popolazione.
Delle diseguaglianze di salute, della mortalità evitabile e dei milioni di italiani che hanno ridotto le cure, o addirittura rinunciato, dobbiamo anche parlarne considerando quanto emerge dallo studio ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali’, condotto da Crea, commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, che prende a riferimento un arco temporale che va dal 2014 al 2017. Un’indagine effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% della popolazione totale. Cosa registra questo studio? Sempre più lunghi i tempi di attesa per effettuare visite mediche nella sanità pubblica, con una media di 65 giorni, a fronte di un’offerta privata ben più rapida, circa 7 giorni di attesa per una visita, e costi sempre meno distanti tra pubblico e privato.
Un capitolo a parte è rappresentato dalla libera professione intramuraria che non ha affatto diminuite le liste d’attesa e si è sempre più caratterizzata come un canale obbligato di accesso in tempo brevi alle prestazioni. Una modalità cui le persone sono costrette e che mette in questione l’equità del servizio sanitario e introduce intollerabili discriminazioni tra i cittadini e le cittadine. Una pratica, questa che Dovrebbe essere abolita, perché costosa e incompatibile con l’idea di fondo della 833, nell’immediato e’ assolutamente urgente una revisione di questo strumento, che ne vincoli l’applicazione alla riduzione reale delle liste di attesa.
Va proposto un nuovo rapporto tra operatori, servizio sanitario nazionale e cittadini: un new-deal della sanità che, sulla base di una autentica applicazione della legge 833, che sia un modello per tutto il welfare in crisi, includa il potenziamento degli organismi sulla sicurezza del lavoro e la promozione di una lotta unitaria per il salario delle professioni, come base di azione per promuovere l’occupazione per tutte le figure sanitarie e favorire l’umanizzazione dei servizi e delle cure, insieme all’appropriatezza condivisa tra operatori e utenti.
Riteniamo vitale per la sopravvivenza e la riqualificazione del S.S.N. la costruzione di spazi di confronto tra operatori e cittadini per affrontare il tema della sicurezza psicofisica degli operatori durante il loro lavoro di cura e assistenza. Il tema del conflitto sempre più evidente tra i cittadini e gli operatori considerati responsabili dei disservizi è da non sottovalutare altrimenti si rischia di non cogliere, e derubricare in “menefreghismo”, quelle che, invece, sono coercitive condizioni di lavoro imposte da politiche di tagli al personale che costringono a carichi di lavoro insostenibili che producono stress e disaffezione alla professione; di repressione della libertà di parola e della stessa agibilità sindacale, pienamente riconosciuta sulla carta ma ostacolata nei fatti, anche sulla sicurezza del lavoro, a partire dalle malattie professionali. Gli atti di violenza fisica, cui sono fatti oggetto molti operatori e operatrici hanno dei “mandanti” verso i quali dovremmo indirizzare la rabbia e la protesta più che legittima delle persone.
Della sanità italiana, del destino del servizio sanitario nazionale, del diritto alla salute sempre più sotto scacco, è necessario parlare e discutere apertamente. Per un dovere d’informazione e di verità e per vincere quel senso di rassegnazione e d’impotenza che attanaglia la società italiana. La mancanza di una rappresentanza politica e la rinuncia sindacale al conflitto inibisce il dissenso dei milioni di persone che hanno enormi difficoltà ad accedere al Servizio sanitario nazionale e che alla fine rinunciano a curarsi per motivi economici, per gli infiniti tempi di attesa.
Quali obiettivi per alcune campagne nazionali che coinvolgano operatori, studiosi, associazioni e cittadini?
Combattere le iniziative di privatizzazione e mercificazione della salute promuovendo il ritorno alla Legge 833 nella definizione degli obiettivi di salute.
Demistificare l’induzione politica mediatica a favore delle assicurazioni sanitarie integrative, denunciandone il ruolo corrosivo nei confronti del Servizio Sanitario Pubblico Universale fondato sulla Fiscalità progressiva.
Rivendicare un finanziamento congruo del SSN, con una percentuale sul PIL almeno simile a quella media degli altri Paesi dell’Europa Occidentale, cominciando da subito ad interrompere i tagli nelle risorse destinate alla sanità. Insomma, smettendola con la pratica del de-finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale praticato da questo governo come da quelli precedenti!
* Segreteria PRC-S.E. DIpartimento Sanità e Welfare
**Responsabile Rete Sanità PRC-S.E.

Franco Cilenti**
L’unico modo per difendere il diritto alla SALUTE
Quest’anno il Servizio sanitario nazionale compie quarant’anni, quindi giovane nonostante abbia subito nella sua vita attacchi virali dall’esterno, ma anche dall’interno dalle proprie articolazioni, boicottaggi pro privato e revisioni legislative che ne hanno peggiorato la funzionalità ed efficacia.
Prima del 1978 c’erano le casse mutue, oggi si torna a un sistema sanitario “corporativo” e non universalistico attraverso il predominio delle assicurazioni che fanno capo al welfare aziendale di dipendenti semipaganti e alla spartizione dei finanziamenti pubblici in Fondi regionali che aggravano le disparità geografiche.
Da oltre dieci anni è sempre più spudoratamente aggredito, anche da chi dovrebbe salvaguardarlo, da tagli e svendite di pezzi ai privati e sventrato dall’interno a tal punto che oggi, tanto da dare un’idea, mancano oltre 80mila operatori tra infermieri e oss, costringendo i sopravvissuti anche a turni di 16 ore che mettono a rischio la sicurezza di malati e operatori.
Da quando è cominciata la truffa dei tagli, abbiamo 70 mila posti letto in meno, 175 ospedali chiusi, macchinari nell’83% dei casi obsoleti. Considerando i dati del Consiglio dei Ministri nel Documento di economia e finanza, nel 2018 il rapporto tra la spesa sanitaria e la ricchezza prodotta nel Paese, cioè il Pil, scenderà a quota 6,5 per cento, soglia limite indicata dall’Oms.
La conseguenza? E’ sempre più difficile, nonostante gli sforzi di medici e infermieri, garantire un’assistenza continuativa e di qualità, a volte neppure l’accesso alle cure, con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.
Oggi, a pochi giorni dall’anniversario dell’approvazione della Legge 833 di Riforma Sanitaria, l’inchiesta di Cittadinanzattiva sullo stato del Servizio Sanitario pubblico fotografa un’allarmante stato di cose che non rappresenta una novità per chi come noi da decenni fa inchiesta dentro i luoghi di lavoro e di cura. Sono decenni che il SSN viene sistematicamente indebolito dai governi succedutosi (nonostante lodevoli parentesi, ad esempio, il ministero di Rosy Bindi) del resto assegnarono il ministero al partito Liberale che aveva votato contro l’approvazione della legge 833 in Parlamento.
L’inchiesta citata parla, ancora una volta, alla politica che appare indifferente di fronte al drammatico aumento delle diseguaglianze in generale ed in particolare nella salute. L’ulteriore e costante negli anni de-finanziamento del sistema sanitario pubblico che investe il nostro Paese da almeno un decennio. I dati Ocse dimostrano che dopo il 2009 il nostro Paese è entrato a fare parte di quel ristretto novero di stati che hanno ridotto la spesa sanitaria mentre l’incremento medio dei paesi Ocse dell’1,4%, guadagnandoci quindi come stato il fanalino di coda dei paesi Ocse.
Le diseguaglianze, in generale ed in particolare sulla salute nel nostro paese si vanno fortemente ampliando. I dati Istat confermano una differenza enorme tra Regioni: la maggiore speranza di vita si registra nelle regioni del Nord Est: per gli uomini è di 81,2 e per le donne 85,6. Mentre nelle Regioni del Mezzogiorno si riduce a 79,8 anni per gli uomini e 83,3 per le donne.
Anche la mortalità prematura (tra i 30 e 69 anni) presenta forti divari a livello territoriale e parliamo di morti evitabili con idonee politiche di prevenzione. I determinanti della salute vanno rivisti sulla base di relazioni sociali, oggi sono determinati da politiche regressive, che incidano sui seguenti fattori: differenze geografiche, classe sociale, istruzione, condizione lavorativa, abitativa. Detta in parole povere, per fare prevenzione bisogna indagare (preventivamente) prima (all) l’esigenza di cura i bisogni di salute della popolazione.
Delle diseguaglianze di salute, della mortalità evitabile e dei milioni di italiani che hanno ridotto le cure, o addirittura rinunciato, dobbiamo anche parlarne considerando quanto emerge dallo studio ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali’, condotto da Crea, commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, che prende a riferimento un arco temporale che va dal 2014 al 2017. Un’indagine effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% della popolazione totale. Cosa registra questo studio? Sempre più lunghi i tempi di attesa per effettuare visite mediche nella sanità pubblica, con una media di 65 giorni, a fronte di un’offerta privata ben più rapida, circa 7 giorni di attesa per una visita, e costi sempre meno distanti tra pubblico e privato.
Un capitolo a parte è rappresentato dalla libera professione intramuraria che non ha affatto diminuite le liste d’attesa e si è sempre più caratterizzata come un canale obbligato di accesso in tempo brevi alle prestazioni. Una modalità cui le persone sono costrette e che mette in questione l’equità del servizio sanitario e introduce intollerabili discriminazioni tra i cittadini e le cittadine. Una pratica, questa che Dovrebbe essere abolita, perché costosa e incompatibile con l’idea di fondo della 833, nell’immediato e’ assolutamente urgente una revisione di questo strumento, che ne vincoli l’applicazione alla riduzione reale delle liste di attesa.
Va proposto un nuovo rapporto tra operatori, servizio sanitario nazionale e cittadini: un new-deal della sanità che, sulla base di una autentica applicazione della legge 833, che sia un modello per tutto il welfare in crisi, includa il potenziamento degli organismi sulla sicurezza del lavoro e la promozione di una lotta unitaria per il salario delle professioni, come base di azione per promuovere l’occupazione per tutte le figure sanitarie e favorire l’umanizzazione dei servizi e delle cure, insieme all’appropriatezza condivisa tra operatori e utenti.
Riteniamo vitale per la sopravvivenza e la riqualificazione del S.S.N. la costruzione di spazi di confronto tra operatori e cittadini per affrontare il tema della sicurezza psicofisica degli operatori durante il loro lavoro di cura e assistenza. Il tema del conflitto sempre più evidente tra i cittadini e gli operatori considerati responsabili dei disservizi è da non sottovalutare altrimenti si rischia di non cogliere, e derubricare in “menefreghismo”, quelle che, invece, sono coercitive condizioni di lavoro imposte da politiche di tagli al personale che costringono a carichi di lavoro insostenibili che producono stress e disaffezione alla professione; di repressione della libertà di parola e della stessa agibilità sindacale, pienamente riconosciuta sulla carta ma ostacolata nei fatti, anche sulla sicurezza del lavoro, a partire dalle malattie professionali. Gli atti di violenza fisica, cui sono fatti oggetto molti operatori e operatrici hanno dei “mandanti” verso i quali dovremmo indirizzare la rabbia e la protesta più che legittima delle persone.
Della sanità italiana, del destino del servizio sanitario nazionale, del diritto alla salute sempre più sotto scacco, è necessario parlare e discutere apertamente. Per un dovere d’informazione e di verità e per vincere quel senso di rassegnazione e d’impotenza che attanaglia la società italiana. La mancanza di una rappresentanza politica e la rinuncia sindacale al conflitto inibisce il dissenso dei milioni di persone che hanno enormi difficoltà ad accedere al Servizio sanitario nazionale e che alla fine rinunciano a curarsi per motivi economici, per gli infiniti tempi di attesa.
Quali obiettivi per alcune campagne nazionali che coinvolgano operatori, studiosi, associazioni e cittadini?
Combattere le iniziative di privatizzazione e mercificazione della salute promuovendo il ritorno alla Legge 833 nella definizione degli obiettivi di salute.
Demistificare l’induzione politica mediatica a favore delle assicurazioni sanitarie integrative, denunciandone il ruolo corrosivo nei confronti del Servizio Sanitario Pubblico Universale fondato sulla Fiscalità progressiva.
Rivendicare un finanziamento congruo del SSN, con una percentuale sul PIL almeno simile a quella media degli altri Paesi dell’Europa Occidentale, cominciando da subito ad interrompere i tagli nelle risorse destinate alla sanità. Insomma, smettendola con la pratica del de-finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale praticato da questo governo come da quelli precedenti!
* Segreteria PRC-S.E. DIpartimento Sanità e Welfare
**Responsabile Rete Sanità PRC-S.E.