Sulla politica e il ruolo del partito politico in Gramsci – Incontro seminariale a cura di Raul Mordenti (docente, saggista) e Maurizio Acerbo (segretario nazionale del Prc)

https://www.radioradicale.it/scheda/569747/sulla-politica-e-il-ruolo-del-partito-politico-in-gramsci-incontro-seminariale-a-cura?fbclid=IwAR3m1DoCQSxmGPBl7XsSSspUD7ru3E8kwVsUJVdiQnuYQpLNz4oyGj1pQYU

Per l’abolizione delle autonomie differenziate

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=40723

di Marina Boscaino –

La mobilitazione indetta dal 15 al 20 gennaio – presidi, volantinaggi e sit-in sotto prefetture e regioni – dai comitati di scopo Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, insieme alla Rete dei Numeri Pari, Sud Lab e soggetti che si sono connessi nei territori, contesta il percorso che le regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia stanno portando avanti assieme al governo. Cosa succederebbe se l’autonomia differenziata andasse in porto? Se, cioè, le principali materie previste nel terzo comma dell’art. 117 della Costituzione (sanità, sicurezza sul lavoro, beni culturali, infrastrutture, ricerca, tra le altre), attualmente materie concorrenti, passassero interamente alla legislazione regionale, come prevedono le bozze di intesa di Veneto, Lombardia ed Emilia? Cosa accadrebbe, inoltre, se istruzione e ambiente, attualmente a legislazione esclusiva dello Stato, facessero altrettanto, come ancora quelle intese chiedono, in virtù dell’art. 116 riformato nel 2001? Potenzialmente avremmo 20 sistemi scolastici e sanitari diversi, 20 normative differenti di tutela del lavoro e dell’ambiente. In un Paese in cui – già oggi – ci si ammala di cancro più al Nord, ma si muore più al Sud.
Il progetto è di una gravità senza precedenti: in un colpo solo vengono annullati i principi di uguaglianza e solidarietà della Costituzione repubblicana, fondamenta della nostra democrazia; il contratto collettivo nazionale, con l’obbligo di garanzie di diritti e doveri per tutte/i, in nome della dignità del lavoro; i diritti universali (salute, istruzione) esigibili ugualmente, indipendentemente da dove si vive; il nostro stesso assetto istituzionale. Si afferma invece una cittadinanza basata sulla residenza: sarà del tutto normale che un calabrese valga meno di un emiliano, e che ovunque un ricco valga più di un povero; le diseguaglianze, invece che essere superate, saranno legittimate. Si liquida tutto ciò che è “pubblico”, finalizzato cioè all’interesse di tutti/e: istruzione, sanità, ambiente, infrastrutture, sicurezza sul lavoro, principi e diritti sociali previsti nella I^ parte della Costituzione che di fatto vengono annullati. Come l’unità della Repubblica in quanto garanzia di identica possibilità di accesso a quei diritti e alla rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona: tutto scalzato dal famelico egoismo di chi pensa che una maggiore ricchezza debba essere ricompensata con maggiori diritti. Dal “prima gli italiani” si passerà al prima gli emiliani, i lombardi, i veneti e così via, dal momento che solo due regioni non hanno ancora avviato le procedure per rivendicare la rapace richiesta. Un sistema di tante piccole signorie: ogni Regione fa da sé, con i propri fondi, trattenendo la maggior parte del proprio gettito fiscale.
Ma se questo porterà subito a far sprofondare le Regioni del sud (escluse dalla perequazione e colpite dalla clausola che l’operazione dovrà essere portata avanti “senza oneri aggiuntivi” per lo Stato), colpirà anche i cittadini del nord, attraverso la rimessa in causa dei contratti nazionali, dei servizi, dell’accesso agli stessi diritti; e l’ampliamento delle sperequazioni tra zona e zona nella stessa regione. Occorre rifiutare l’approccio rampante ed egoistico di chi crede che le politiche più efficaci per avvicinare l’Italia all’Europa siano quelle che aumentano la distanza tra Milano e Napoli, tra aree avanzate e arretrate del paese. Bisogna smascherare un anno di pratiche e incontri segreti e secretati, che non hanno lasciato nessuna possibilità ai cittadini di essere informati su quanto si stava decidendo altrove – lontano da loro – sul proprio destino e su ben 23 materie che toccano quotidianamente la loro vita.

Ricorre spesso in questi giorni – in particolare tra gli esponenti del nuovo governo e in vista delle elezioni in ER (il candidato Bonaccini, Pd, è uno dei presidenti di regione che hanno iniziato il percorso) – il richiamo ad un’autonomia “solidale”, “ragionevole”. Ma anche quella emiliana – al di là del minor numero di materie richieste– è un’istanza secessionistica: il Titolo V della Costituzione, riformato nel 2001, prevede sì la possibilità di ‘condizioni particolari di autonomia’, ma sempre nel rispetto del principio, articolo 5, di una ‘Repubblica una e indivisibile’, che obbliga all’unitarietà e indivisibilità dei diritti universali delle persone; tanto dovrebbe bastare a far ritenere irricevibili qualunque proposta di autonomia differenziata. L’imbarazzante sintonia con la quale l’attuale governo sta rispondendo a questo progetto eversivo ha portato ad abbandonare l’idea di subordinare la partenza dell’autonomia alla determinazione dei Livelli Essenziali di Prestazione: la legge quadro proposta dal ministro Boccia promette di eliminare questo ostacolo sul trionfale percorso del regionalismo differenziato. Durante i presìdi, si chiederà il ritiro di questa proposta. Che non solo non garantisce che su tutto il territorio nazionale siano assicurati livelli adeguati delle prestazioni e dei servizi per tutti i cittadini; che materie essenziali per la tenuta generale dell’unità della Repubblica vengano escluse dal processo; ma prevede che le Regioni possano aumentare la tassazione per i cittadini e avviare processi di privatizzazione dei servizi oggi pubblici andando ad intaccare i principi dell’art. 3 della Costituzione; non mette al riparo dalla frantumazione della legislazione nazionale di materie essenziali, tra le quali i contratti nazionali di lavoro.

I Comitati Per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, la Rete dei Numeri pari invitano tutte/i a partecipare alla mobilitazione, ad informarsi ed informare su quanto – in un silenzio strabiliante – sta per accadere. Qui il calendario delle iniziative.

25 Gennaio giornata della pace.

PRC/SE HA ADERITO A LIVELLO NAZIONALE

IL 25 GENNAIO GIORNATA INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE PER LA PACE
L’ Assemblea di “uomini e donne di buona volonta” di Lunedì 20 Gennaio alle ore 17.30 decidera c/o Circolo Arci Khorakhanè – in che modi e termini, la Città di Grosseto aderirà alla “Giornata internazionale contro la gruerra” (vedi sotto)
IL 25 GENNAIO UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE PER LA PACE
In Italia è stata indetta da una rete di associazioni, comitati, gruppi e sindacati. Tante iniziative diffuse e l’invito a esporre le bandiere
[…]
Non vi sarà una manifestazione nazionale, ma tante iniziative sit in, fiaccolate, banchetti, flash mob, organizzate nelle città, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. L’invito dei promotori è di esporre la bandiera della pace nelle sedi, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle abitazioni, nella giornata del 25 gennaio.

Il calendario ed i contatti delle iniziative sarà raccolto e disponibile sul sito http://www.retedellapace.it. […]

Scopri che cosa e la giornata di mobilitazione
http://www.retisolidali.it/mobilitazione-per-la-pace-25-gennaio-2020/


ADESIONI
ACLI, AIDOS, AOI, ARCI, Archivio Disarmo, Arci Servizio Civile, ASGI, Ass. 46° parallelo, Ass. Senza Confine, Associazione della pace, Assopace Palestina, Atlante delle Guerre, Beati i Costruttori di Pace, CGIL, CIPAX, CIPSI, CNCA, Cultura è Libertà, Europa verde, FIOM, Fond. Benvenuti in Italia, Ass. naz. Giuristi Democratici, Gruppo Abele, Lega Diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Link, Lunaria, Medicina Democratica, MIR, Movimento Consumatori, Movimento Europeo, Movimento federalista europeo, Movimento Nonviolento, Noi Siamo Chiesa, Opal, Pax Christi, PeaceLink, ☆☆☆PRC-SE☆☆☆, Rete della pace, Rete italiana disarmo, Rete degli Studenti, Rete della Conoscenza, Sbilanciamoci!, Sinistra italiana, Tavola della pace, Tavolo salta muri, Transform! Italia, UDS, UDU, Un ponte per …, US ACLI, Unione sindacale italiana.

☆☆☆
Comunicato stampa e invito alla cittadinanza
#ASSEMLEA #PUBBLICA LUNEDI 20
GROSSETO CONTRO LA GUERRA , PROGETTA LA PACE
Iscriviti all’evento https://bit.ly/2tq2tw
Lunedì 20 Gennaio Assemblea pubblica degli “uomini e delle donne di buona volontà” promossa dal Comitato per la Pace di Grosseto
Appuntamento alle 17.30 al Circolo Arci Khorakhanè – Via Ugo Bassi, 62 /64
In prossimità della “Giornata internazionale contro la guerra” del 25 Gennaio, aderendo all’ appello lanciato dal “Il Movimento Pacifista Italiano “Spegniamo la guerra accendiamo noi la pace” (a cui hanno aderito, tra gli altri la CGIL ARCI, LIBERA, LUNARIA – ACLI), il Comitato per la Pace invita la cittadinanza tutta, le forze politiche e sindacali , le associazioni, i movimenti , le comunità straniere, i giovani dei nuovi movimenti (Sardine e Fridays for Future ) le confessioni religiose
a discutere
1) sull’attuale gravissima minaccia di guerra
2) e per organizzare eventuali iniziative a livello provinciale

LEGGI TUTTO APPELLO
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=844684425985951&substory_index=0&id=284859445301788

Il leone del deserto

Si mette a conoscenza che sabato 18 gennaio alle ore 17.00 nei locali di Rifondazione COMUNISTA in viale Europa 63/65 a Grosseto, si darà inizio ad un CINEFORUM che oltre ad avere uno scopo ludico invita ad una riflessione sull’attuale momento storico.
Aprirà il ciclo “IL LEONE DEL DESERTO”, scritto e diretto da Mustafa Akkad con Anthony Quinn, Irene Papas, Raf Vallone, Gastone Moschin etc
Presentato in prima mondiale a New York nel 1981 fu osteggiato e censurato in vari modi; ne fu perfino interrotta la proiezione dalla Digos a Trento nel 1987.La motivazione fu che secondo esponenti reazionari del Governo di allora,il film avrebbe compromesso l’onore dell’Esercito Italiano.

Dopo i fatti di sangue successi in questi giorni a Tripoli al Ministero degli Esteri il Presidente Conte è giunto a Palazzo San Macuto (Roma) dove il Presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza (COPASIR) ringrazia i soldati italiani dislocati in Libia.
BUONA VISIONE.
In considerazione del fatto che il film durerà oltre due ore e trenta, gli intervenuti saranno omaggiati della classica spaghettata Aglio-Olio e Peperoncino.

Scuole al supermercato. | Rifondazione Comunista Loredana Fraleone* Quando si aprono discussioni su situazioni che sono vive e vegete nella realtà, ma sconosciute ai più, è sempre positivo. Va bene quindi lo scandalo, suscitato dall’esposizione sul sito della scuola di “Via Trionfale” di Roma, di come sono composte le classi connotate per censo. Prima che le scuole fossero messe in competizione tra loro anche per garantirsi più iscritti, con aspetti mutuati dal mercato (leggi riforme di Luigi Berlinguer), le classi venivano formate con criteri inclusivi, per cui si ridistribuivano in eguale misura nello stesso numero i molto bravi, i bravi, i sufficienti e gli insufficienti, oltre a garantire un’equa distribuzione di genere. La condizione sociale non aveva alcun peso, anche perché il criterio dominante era quello di offrire ai più svantaggiati l’opportunità di essere “stimolati” dai compagni più bravi. Dopo le norme sull’autonomia scolastica, che hanno introdotto debiti, crediti, offerte formative, la deriva mercantilistica delle istituzioni scolastiche è stata inarrestabile. Ancora oggi i collegi docenti propongono criteri di formazione delle classi ai dirigenti e i criteri generali sono in capo ai Consigli di circolo e d’istituto, ma in un clima di messa in mora dei riferimenti costituzionali, può accadere che in una scuola come quella di “Via Trionfale” si esponga “un’offerta formativa” in cui la qualità venga messa in relazione con la composizione sociale delle classi. Come rimediare ad una declinazione dell’autonomia di matrice classista? Un ministro del MIUR non dovrebbe limitarsi a far togliere dal sito della scuola la rappresentazione esplicita di ciò che si continuerà tranquillamente a fare, ma dettare una circolare, per la formazione delle classi, che indichi a tutte le scuole, di ogni ordine e grado, da Aosta a Messina, criteri che rispondano all’inclusione e non favoriscano la selezione di classe. *Resp. Scuola Università e Ricerca PRC/SE

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=40727

Foto da Circolo PRC Grosseto

#Pensioni: Rifondazione Comunista lancia campagna di solidarietà concreta con scioperanti francesi

Facciamo circolare il nostro appello a sostegno degli scioperanti francesi.Il PRC invita a sottoscrivere per la cassa di resistenza:

Il Partito della Rifondazione Comunista – #SinistraEuropea lancia un appello alla solidarietà concreta con i lavoratori francesi
Invitiamo a fare versamenti alla cassa di solidarietà della CGT: IBAN FR76 4255 9100 0008 0028 5960 774 con la causale “Solidarietà italiana con i lavoratori francesi”.

Invitiamo a far circolare questo messaggio di solidarietà in tutti i luoghi di lavoro e nelle reti sociali e che altre/i si attivino a sostegno di una lotta che sta restituendo dignità e fiducia nelle proprie forze alla classe lavoratrice di tutta Europa.

Le lavoratrici e i lavoratori francesi stanno portando avanti dal 5 dicembre uno sciopero a oltranza contro la “riforma” delle pensioni del governo Macron.

I lavoratori in sciopero hanno bisogno del sostegno finanziario di tutte e tutti alla cassa di resistenza per garantire il successo del movimento di lotta.

I lavoratori difendono il diritto di andare in pensione entro i 62 anni per tutte/i e con sistema di calcolo retributivo, anzi rivendicano di abbassare l’età pensionabile a 60 anni.

Hanno già ottenuto un risultato con la sospensione da parte del governo dell’innalzamento della soglia a 64 ma proseguono non accontentandosi di un rinvio.

La loro lotta ha un’importanza decisiva per la classe lavoratrice di tutta Europa che sta subendo da due decenni controriforme che innalzano età pensionabile e riducono importo delle pensioni.

Da anni i governi neoliberisti di centrodestra e centrosinistra recepiscono le “raccomandazioni” che arrivano dalla Commissione Europea, dalla Bce, dal Fondo Monetario Internazionale.

Lo scopo di queste “riforme” non è l’equilibrio dei conti pubblici o la solidarietà tra le generazioni come raccontano, ma lo smantellamento della previdenza pubblica per alimentare quella privata. Sono scelte politiche al servizio del finanzcapitalismo.

Una vittoria dello sciopero francese rappresenterebbe, come tante volte nella storia del nostro continente, una svolta per tutta l’Europa.

All’Europa dei banchieri, delle multinazionali e della finanza speculativa contrapponiamo quella delle lavoratrici e dei lavoratori.

È ora che anche in Italia “facciamo come in Francia” e rilanciamo la mobilitazione per l’abrogazione delle norme Dini – Maroni- Fornero.

Se Macron sarà sconfitto vinceremo tutte/i.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista –Sinistra Europea

#FacciamoComeInFrancia