{"id":319,"date":"2018-08-21T23:43:21","date_gmt":"2018-08-21T23:43:21","guid":{"rendered":"http:\/\/rifondazionegrosseto.com\/2018\/08\/21\/la-primavera-di-praga\/"},"modified":"2018-08-21T23:43:21","modified_gmt":"2018-08-21T23:43:21","slug":"la-primavera-di-praga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rifondazionegrosseto.com\/?p=319","title":{"rendered":"La primavera di praga"},"content":{"rendered":"<p>Dalla pagina Facebook di Rifondazione comunista:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/rifondazionegrosseto.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/fb_img_1534894684663.jpg?resize=640%2C480&#038;ssl=1\" class=\"alignnone wp-image-318 size-full\" width=\"640\" height=\"480\"><\/p>\n<p>Nella notte tra il 20 e il 21 agosto #1968 l&#8217;invasione della Cecoslovacchia metteva fine alla #PrimaveradiPraga e all&#8217;esperienza e al progetto di &#8220;socialismo dal volto umano&#8221; promossa da #AlexanderDubcek e dal Partito Comunista Cecoslovacco. Chi non rinuncia alla #RifondazioneComunista non pu\u00f2 che considerare quel tentativo di rinnovamento del socialismo un punto di riferimento imprescindibile. #Praga68<\/p>\n<p>&#8220;La Primavera di Praga ha un destino curioso: \u00e8 stata condannata e seppellita due volte, dai vincitori di ieri e da quelli di oggi. I suoi primi becchini furono i normalizzatori del 1968, che con l&#8217;aiuto dell&#8217;invasione sovietica ristabilirono nel paese la dittatura burocratico-poliziesca, minacciata mortalmente dalla protesta popolare, e condannarono la Primavera alla stregua di una controrivoluzione. Misero per iscritto il loro verdetto, in un documento intitolato Lezioni [dallo sviluppo della crisi nel partito e nella societ\u00e0 dopo il XIII congresso del PcC], che divent\u00f2 interpretazione ufficiale della storia. Chi voleva mantenere il posto, pubblicare, agire in pubblico, fare carriera, doveva ripetere le formulette di quell&#8217;elaborato ideologico e condannare pubblicamente i revisionisti, gli opportunisti di destra, i rinnegati e i controrivoluzionari, che, si pretendeva allora, sovvertivano le \u00abbasi del socialismo\u00bb in Cecoslovacchia. Per la seconda volta \u00e8 ai nostri giorni, nel 1993, che si celebrano i funerali della Primavera di Praga. I nuovi vincitori depongono nella bara i suoi ispiratori e i suoi attori. Il parlamento ceco infatti ha approvato, e il presidente V\u00e1clav Havel ha firmato, una legge, che definisce il periodo dal 1948 al novembre 1989 una fase durante la quale la societ\u00e0 &#8211; per ben quaranta anni &#8211; \u00e8 stata violentata da un&#8217;organizzazione criminale, il Partito comunista di Cecoslovacchia. Uno degli esponenti governativi ha scritto, per illustrare e difendere la suddetta legge, che anche i politici della Primavera erano rimasti guardiani del campo di concentramento, soltanto, a differenza dei loro cattivi predecessori, erano buoni (cfr. \u00abRud\u00e9 pr\u00e1vo\u00bb, 18 giugno 1993).<\/p>\n<p>Chi vuole comprendere la sostanza della Primavera di Praga, non pu\u00f2 ignorare questa duplice condanna. Perch\u00e9 i vincitori, di ieri e di oggi, maledicono la Primavera o ne minimizzano il significato, la dichiarano una faccenda chiusa e consigliano di dimenticare quell&#8217;avvenimento il pi\u00fa presto possibile? E se un qualche esponente governativo valuta positivamente il 1968, svaluta immediatamente la grande sollevazione popolare, affrettandosi ad aggiungere che le \u00abbuone caratteristiche\u00bb della societ\u00e0, allora dimostrate, possono affermarsi in misura inedita oggi, nella realizzazione del \u00abgrande compito del nostro tempo\u00bb, che \u00e8 la normalizzazione neocapitalistica.<\/p>\n<p>Ambedue i testi, sia le Lezioni del 1970, sia la legge anticomunista del 1993, sono documenti notevoli; se \u00e8 vero che non dicono nulla di veritiero sulla Primavera di Praga rivelano molto sugli estensori, mostrano il loro rapporto con la realt\u00e0 e diventano una testimonianza, fissata durevolmente sulla carta, della ridicolaggine e della penosit\u00e0 di ambedue i vincitori. (La lingua tradisce chiunque la tratti come uno strumento maneggevole e non ne ascolta la voce, non ne pondera le sue possibilit\u00e0 e insidie). Le Lezioni prescrivevano alla societ\u00e0 come doveva guardare al proprio passato e dettavano le regole di comportamento per chiunque volesse affermarsi. La legge anticomunista dei vincitori odierni fissa con una norma legale il panorama del passato, una cosa mai vista n\u00e9 udita, salvo forse che nel paese di Josef Svejk e di Franz Kafka.<\/p>\n<p>Cosa unisce i diversissimi vincitori, i collaborazionisti e i partigiani del \u00abrealsocialismo\u00bb di ieri con gli odierni democratici, visto che rifiutano la Primavera di Praga e non hanno comprensione per il suo significato? \u00c8 la maledizione (di tutti? della maggioranza?) dei vincitori, che governano nella convinzione che il loro dominio duri per l&#8217;eternit\u00e0, come se non esistesse alternativa al loro programma, alla loro prassi? Un anno dopo la sconfitta della Primavera, in Cecoslovacchia i normalizzatori di allora accentrarono tutto il potere nelle proprie mani, nella beata speranza che non vi fosse al mondo forza capace di spazzarli via. Sono bastati soltanto venti anni, brevi nella prospettiva storica terribilmente lunghi dal punto di vista della vita individuale, e il sistema apparentemente onnipotente \u00e8 naufragato, dalla sera alla mattina se ne \u00e8 vista la corruzione e la putrefazione. Per i vincitori odierni, il sistema della \u00abeconomia di mercato\u00bb \u00e8 non soltanto l&#8217;ultima parola della storia, ma anche l&#8217;ordine naturale, a lungo cercato e finalmente e felicemente trovato, che corrisponde alla sostanza dell&#8217;uomo e instaura sulla Terra la normalit\u00e0.<\/p>\n<p>(&#8230;) La Primavera di Praga rifiut\u00f2 nettamente lo stalinismo o quello che, con termine pi\u00fa tardo per indicare la stessa cosa, fu detto \u00abrealsocialismo\u00bb, ma neppure inclin\u00f2 verso la normalit\u00e0 dell&#8217;altra parte del mondo, verso il capitalismo (o come si dice oggi pudicamente, cautamente, senza il coraggio di penetrare la sostanza della cosa: verso l&#8217;economia di mercato). Poich\u00e9 si scostava dalla norma, che in una parte del mondo di allora valeva come normalit\u00e0, ne metteva in dubbio la legittimit\u00e0, il suo soffocamento venne detto normalizzazione: il popolo, la nazione, la societ\u00e0 furono rigettati indietro con la violenza, nella situazione capovolta, che aveva dominato come norma e normalit\u00e0. Rispetto a queste la Primavera di Praga fu l&#8217;eccezione inammissibile.<\/p>\n<p>Anche la norma e la normalit\u00e0 attuali ripudiano la Primavera di Praga come anormalit\u00e0, abnormalit\u00e0, eccezione, in questo caso puramente folle, perch\u00e9 avrebbe tentato l&#8217;impossibile: una \u00abterza strada\u00bb tra il capitalismo e il socialismo. Ma nel momento in cui \u00e8 chiaro che l&#8217;odierno capitalismo vittorioso, come il fallito \u00abrealsocialismo\u00bb, crescono dalla stessa radice, dal paradigma dell&#8217;epoca moderna e dalla sua \u00abfine\u00bb, si manifesta il senso vero della Primavera: l&#8217;aver posto un punto interrogativo (e uno esclamativo) sulla legittimit\u00e0 del \u00abrealsocialismo\u00bb e l&#8217;aver messo in dubbio, contemporaneamente, con i suoi momenti chiave, i suoi atti, le sue idee, quel paradigma, per intero e in ambedue le varianti.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 la domanda su quanto era veramente in gioco svela il senso e la sostanza di quell&#8217;avvenimento: in gioco, a repentaglio erano le istituzioni consolidate; l&#8217;iniziativa popolare, dal basso, revocava in dubbio i dogmi in vigore sulla politica, sulla realt\u00e0. A prescindere dal risultato di quell&#8217;esperimento, la sua stessa esistenza, il processo dei sette mesi iniziali (il prologo), i primi sette giorni dell&#8217;occupazione (il culmine) e i successivi sette mesi di graduale ritirata (l&#8217;epilogo), testimoniano un \u00abtentativo eroico\u00bb, che non \u00e8 l&#8217;illusoria e proditoria \u00abterza via\u00bb, non \u00e8 neppure l&#8217;irresolutezza che doveva fallire nell&#8217;evoluzione successiva, anche senza intervento dall&#8217;esterno. La Primavera di Praga non fu un vano tentativo di \u00abterza via\u00bb, condannato a scomparire, all&#8217;insuccesso, a essere dimenticato, ma continua come barlume e aspirazione all&#8217;unica via che pu\u00f2 salvare l&#8217;umanit\u00e0 dalla catastrofe globale, come timido segnale di un&#8217;immaginazione, dalla quale un giorno nascer\u00e0 un nuovo paradigma. Le ribellioni del 1968, in molti paesi del vecchio e del nuovo continente, nell&#8217;\u00abOccidente\u00bb e nell&#8217;\u00abOriente\u00bb di allora, hanno messo un punto interrogativo sulla legittimit\u00e0 del paradigma storico imperante e segnalato che le sue possibilit\u00e0 creative sono esaurite, che la \u00abfine della storia\u00bb esige un paradigma nuovo&#8221;<\/p>\n<p>Karel Kos\u00edk, La Primavera di Praga, la \u201cfine della storia\u201d e lo \u201cSchauspieler\u201d, 1995<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla pagina Facebook di Rifondazione comunista: Nella notte tra il 20 e il 21 agosto #1968 l&#8217;invasione della Cecoslovacchia metteva fine alla #PrimaveradiPraga e all&#8217;esperienza e al progetto di &#8220;socialismo dal volto umano&#8221; promossa da #AlexanderDubcek e dal Partito Comunista Cecoslovacco. 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