{"id":346,"date":"2018-12-23T21:45:19","date_gmt":"2018-12-23T21:45:19","guid":{"rendered":"http:\/\/rifondazionegrosseto.com\/2018\/12\/23\/facciamo-rinascere-la-833\/"},"modified":"2018-12-23T21:45:19","modified_gmt":"2018-12-23T21:45:19","slug":"facciamo-rinascere-la-833","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rifondazionegrosseto.com\/?p=346","title":{"rendered":"Facciamo rinascere la 833"},"content":{"rendered":"<p>Franco Cilenti**<br \/>\nL\u2019unico modo per difendere il diritto alla SALUTE<br \/>\nQuest\u2019anno il Servizio sanitario nazionale compie quarant\u2019anni, quindi giovane nonostante abbia subito nella sua vita attacchi virali dall\u2019esterno, ma anche dall\u2019interno dalle proprie articolazioni, boicottaggi pro privato e revisioni legislative che ne hanno peggiorato la funzionalit\u00e0 ed efficacia.<br \/>\nPrima del 1978 c\u2019erano le casse mutue, oggi si torna a un sistema sanitario \u201ccorporativo\u201d e non universalistico attraverso il predominio delle assicurazioni che fanno capo al welfare aziendale di dipendenti semipaganti e alla spartizione dei finanziamenti pubblici in Fondi regionali che aggravano le disparit\u00e0 geografiche.<br \/>\nDa oltre dieci anni \u00e8 sempre pi\u00f9 spudoratamente aggredito, anche da chi dovrebbe salvaguardarlo, da tagli e svendite di pezzi ai privati e sventrato dall\u2019interno a tal punto che oggi, tanto da dare un\u2019idea, mancano oltre 80mila operatori tra infermieri e oss, costringendo i sopravvissuti anche a turni di 16 ore che mettono a rischio la sicurezza di malati e operatori.<br \/>\nDa quando \u00e8 cominciata la truffa dei tagli, abbiamo 70 mila posti letto in meno, 175 ospedali chiusi, macchinari nell\u201983% dei casi obsoleti. Considerando i dati del Consiglio dei Ministri nel Documento di economia e finanza, nel 2018 il rapporto tra la spesa sanitaria e la ricchezza prodotta nel Paese, cio\u00e8 il Pil, scender\u00e0 a quota 6,5 per cento, soglia limite indicata dall\u2019Oms.<br \/>\nLa conseguenza? E\u2019 sempre pi\u00f9 difficile, nonostante gli sforzi di medici e infermieri, garantire un\u2019assistenza continuativa e di qualit\u00e0, a volte neppure l\u2019accesso alle cure, con una conseguente riduzione dell\u2019aspettativa di vita.<br \/>\nOggi, a pochi giorni dall\u2019anniversario dell\u2019approvazione della Legge 833 di Riforma Sanitaria, l\u2019inchiesta di Cittadinanzattiva sullo stato del Servizio Sanitario pubblico fotografa un\u2019allarmante stato di cose che non rappresenta una novit\u00e0 per chi come noi da decenni fa inchiesta dentro i luoghi di lavoro e di cura. Sono decenni che il SSN viene sistematicamente indebolito dai governi succedutosi (nonostante lodevoli parentesi, ad esempio, il ministero di Rosy Bindi) del resto assegnarono il ministero al partito Liberale che aveva votato contro l\u2019approvazione della legge 833 in Parlamento.<br \/>\nL\u2019inchiesta citata parla, ancora una volta, alla politica che appare indifferente di fronte al drammatico aumento delle diseguaglianze in generale ed in particolare nella salute. L\u2019ulteriore e costante negli anni de-finanziamento del sistema sanitario pubblico che investe il nostro Paese da almeno un decennio. I dati Ocse dimostrano che dopo il 2009 il nostro Paese \u00e8 entrato a fare parte di quel ristretto novero di stati che hanno ridotto la spesa sanitaria mentre l\u2019incremento medio dei paesi Ocse dell\u20191,4%, guadagnandoci quindi come stato il fanalino di coda dei paesi Ocse.<br \/>\nLe diseguaglianze, in generale ed in particolare sulla salute nel nostro paese si vanno fortemente ampliando. I dati Istat confermano una differenza enorme tra Regioni: la maggiore speranza di vita si registra nelle regioni del Nord Est: per gli uomini \u00e8 di 81,2 e per le donne 85,6. Mentre nelle Regioni del Mezzogiorno si riduce a 79,8 anni per gli uomini e 83,3 per le donne.<br \/>\nAnche la mortalit\u00e0 prematura (tra i 30 e 69 anni) presenta forti divari a livello territoriale e parliamo di morti evitabili con idonee politiche di prevenzione. I determinanti della salute vanno rivisti sulla base di relazioni sociali, oggi sono determinati da politiche regressive, che incidano sui seguenti fattori: differenze geografiche, classe sociale, istruzione, condizione lavorativa, abitativa. Detta in parole povere, per fare prevenzione bisogna indagare (preventivamente) prima (all) l\u2019esigenza di cura i bisogni di salute della popolazione.<br \/>\nDelle diseguaglianze di salute, della mortalit\u00e0 evitabile e dei milioni di italiani che hanno ridotto le cure, o addirittura rinunciato, dobbiamo anche parlarne considerando quanto emerge dallo studio \u2018Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali\u2019, condotto da Crea, commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, che prende a riferimento un arco temporale che va dal 2014 al 2017. Un\u2019indagine effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% della popolazione totale. Cosa registra questo studio? Sempre pi\u00f9 lunghi i tempi di attesa per effettuare visite mediche nella sanit\u00e0 pubblica, con una media di 65 giorni, a fronte di un\u2019offerta privata ben pi\u00f9 rapida, circa 7 giorni di attesa per una visita, e costi sempre meno distanti tra pubblico e privato.<br \/>\nUn capitolo a parte \u00e8 rappresentato dalla libera professione intramuraria che non ha affatto diminuite le liste d\u2019attesa e si \u00e8 sempre pi\u00f9 caratterizzata come un canale obbligato di accesso in tempo brevi alle prestazioni. Una modalit\u00e0 cui le persone sono costrette e che mette in questione l\u2019equit\u00e0 del servizio sanitario e introduce intollerabili discriminazioni tra i cittadini e le cittadine. Una pratica, questa che Dovrebbe essere abolita, perch\u00e9 costosa e incompatibile con l\u2019idea di fondo della 833, nell\u2019immediato e\u2019 assolutamente urgente una revisione di questo strumento, che ne vincoli l\u2019applicazione alla riduzione reale delle liste di attesa.<br \/>\nVa proposto un nuovo rapporto tra operatori, servizio sanitario nazionale e cittadini: un new-deal della sanit\u00e0 che, sulla base di una autentica applicazione della legge 833, che sia un modello per tutto il welfare in crisi, includa il potenziamento degli organismi sulla sicurezza del lavoro e la promozione di una lotta unitaria per il salario delle professioni, come base di azione per promuovere l\u2019occupazione per tutte le figure sanitarie e favorire l\u2019umanizzazione dei servizi e delle cure, insieme all\u2019appropriatezza condivisa tra operatori e utenti.<br \/>\nRiteniamo vitale per la sopravvivenza e la riqualificazione del S.S.N. la costruzione di spazi di confronto tra operatori e cittadini per affrontare il tema della sicurezza psicofisica degli operatori durante il loro lavoro di cura e assistenza. Il tema del conflitto sempre pi\u00f9 evidente tra i cittadini e gli operatori considerati responsabili dei disservizi \u00e8 da non sottovalutare altrimenti si rischia di non cogliere, e derubricare in \u201cmenefreghismo\u201d, quelle che, invece, sono coercitive condizioni di lavoro imposte da politiche di tagli al personale che costringono a carichi di lavoro insostenibili che producono stress e disaffezione alla professione; di repressione della libert\u00e0 di parola e della stessa agibilit\u00e0 sindacale, pienamente riconosciuta sulla carta ma ostacolata nei fatti, anche sulla sicurezza del lavoro, a partire dalle malattie professionali. Gli atti di violenza fisica, cui sono fatti oggetto molti operatori e operatrici hanno dei \u201cmandanti\u201d verso i quali dovremmo indirizzare la rabbia e la protesta pi\u00f9 che legittima delle persone.<br \/>\nDella sanit\u00e0 italiana, del destino del servizio sanitario nazionale, del diritto alla salute sempre pi\u00f9 sotto scacco, \u00e8 necessario parlare e discutere apertamente. Per un dovere d\u2019informazione e di verit\u00e0 e per vincere quel senso di rassegnazione e d\u2019impotenza che attanaglia la societ\u00e0 italiana. La mancanza di una rappresentanza politica e la rinuncia sindacale al conflitto inibisce il dissenso dei milioni di persone che hanno enormi difficolt\u00e0 ad accedere al Servizio sanitario nazionale e che alla fine rinunciano a curarsi per motivi economici, per gli infiniti tempi di attesa.<br \/>\nQuali obiettivi per alcune campagne nazionali che coinvolgano operatori, studiosi, associazioni e cittadini?<br \/>\nCombattere le iniziative di privatizzazione e mercificazione della salute promuovendo il ritorno alla Legge 833 nella definizione degli obiettivi di salute.<br \/>\nDemistificare l\u2019induzione politica mediatica a favore delle assicurazioni sanitarie integrative, denunciandone il ruolo corrosivo nei confronti del Servizio Sanitario Pubblico Universale fondato sulla Fiscalit\u00e0 progressiva.<br \/>\nRivendicare un finanziamento congruo del SSN, con una percentuale sul PIL almeno simile a quella media degli altri Paesi dell\u2019Europa Occidentale, cominciando da subito ad interrompere i tagli nelle risorse destinate alla sanit\u00e0. Insomma, smettendola con la pratica del de-finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale praticato da questo governo come da quelli precedenti!<br \/>\n* Segreteria PRC-S.E. DIpartimento Sanit\u00e0 e Welfare<br \/>\n**Responsabile Rete Sanit\u00e0 PRC-S.E.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/rifondazionegrosseto.com\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/img_20181223_224226_528-328474778.jpg?resize=640%2C563&#038;ssl=1\" class=\"alignnone size-full wp-image-345\" width=\"640\" height=\"563\"><\/p>\n<p>Franco Cilenti**<br \/>\nL\u2019unico modo per difendere il diritto alla SALUTE<br \/>\nQuest\u2019anno il Servizio sanitario nazionale compie quarant\u2019anni, quindi giovane nonostante abbia subito nella sua vita attacchi virali dall\u2019esterno, ma anche dall\u2019interno dalle proprie articolazioni, boicottaggi pro privato e revisioni legislative che ne hanno peggiorato la funzionalit\u00e0 ed efficacia.<br \/>\nPrima del 1978 c\u2019erano le casse mutue, oggi si torna a un sistema sanitario \u201ccorporativo\u201d e non universalistico attraverso il predominio delle assicurazioni che fanno capo al welfare aziendale di dipendenti semipaganti e alla spartizione dei finanziamenti pubblici in Fondi regionali che aggravano le disparit\u00e0 geografiche.<br \/>\nDa oltre dieci anni \u00e8 sempre pi\u00f9 spudoratamente aggredito, anche da chi dovrebbe salvaguardarlo, da tagli e svendite di pezzi ai privati e sventrato dall\u2019interno a tal punto che oggi, tanto da dare un\u2019idea, mancano oltre 80mila operatori tra infermieri e oss, costringendo i sopravvissuti anche a turni di 16 ore che mettono a rischio la sicurezza di malati e operatori.<br \/>\nDa quando \u00e8 cominciata la truffa dei tagli, abbiamo 70 mila posti letto in meno, 175 ospedali chiusi, macchinari nell\u201983% dei casi obsoleti. Considerando i dati del Consiglio dei Ministri nel Documento di economia e finanza, nel 2018 il rapporto tra la spesa sanitaria e la ricchezza prodotta nel Paese, cio\u00e8 il Pil, scender\u00e0 a quota 6,5 per cento, soglia limite indicata dall\u2019Oms.<br \/>\nLa conseguenza? E\u2019 sempre pi\u00f9 difficile, nonostante gli sforzi di medici e infermieri, garantire un\u2019assistenza continuativa e di qualit\u00e0, a volte neppure l\u2019accesso alle cure, con una conseguente riduzione dell\u2019aspettativa di vita.<br \/>\nOggi, a pochi giorni dall\u2019anniversario dell\u2019approvazione della Legge 833 di Riforma Sanitaria, l\u2019inchiesta di Cittadinanzattiva sullo stato del Servizio Sanitario pubblico fotografa un\u2019allarmante stato di cose che non rappresenta una novit\u00e0 per chi come noi da decenni fa inchiesta dentro i luoghi di lavoro e di cura. Sono decenni che il SSN viene sistematicamente indebolito dai governi succedutosi (nonostante lodevoli parentesi, ad esempio, il ministero di Rosy Bindi) del resto assegnarono il ministero al partito Liberale che aveva votato contro l\u2019approvazione della legge 833 in Parlamento.<br \/>\nL\u2019inchiesta citata parla, ancora una volta, alla politica che appare indifferente di fronte al drammatico aumento delle diseguaglianze in generale ed in particolare nella salute. L\u2019ulteriore e costante negli anni de-finanziamento del sistema sanitario pubblico che investe il nostro Paese da almeno un decennio. I dati Ocse dimostrano che dopo il 2009 il nostro Paese \u00e8 entrato a fare parte di quel ristretto novero di stati che hanno ridotto la spesa sanitaria mentre l\u2019incremento medio dei paesi Ocse dell\u20191,4%, guadagnandoci quindi come stato il fanalino di coda dei paesi Ocse.<br \/>\nLe diseguaglianze, in generale ed in particolare sulla salute nel nostro paese si vanno fortemente ampliando. I dati Istat confermano una differenza enorme tra Regioni: la maggiore speranza di vita si registra nelle regioni del Nord Est: per gli uomini \u00e8 di 81,2 e per le donne 85,6. Mentre nelle Regioni del Mezzogiorno si riduce a 79,8 anni per gli uomini e 83,3 per le donne.<br \/>\nAnche la mortalit\u00e0 prematura (tra i 30 e 69 anni) presenta forti divari a livello territoriale e parliamo di morti evitabili con idonee politiche di prevenzione. I determinanti della salute vanno rivisti sulla base di relazioni sociali, oggi sono determinati da politiche regressive, che incidano sui seguenti fattori: differenze geografiche, classe sociale, istruzione, condizione lavorativa, abitativa. Detta in parole povere, per fare prevenzione bisogna indagare (preventivamente) prima (all) l\u2019esigenza di cura i bisogni di salute della popolazione.<br \/>\nDelle diseguaglianze di salute, della mortalit\u00e0 evitabile e dei milioni di italiani che hanno ridotto le cure, o addirittura rinunciato, dobbiamo anche parlarne considerando quanto emerge dallo studio \u2018Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali\u2019, condotto da Crea, commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, che prende a riferimento un arco temporale che va dal 2014 al 2017. Un\u2019indagine effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% della popolazione totale. Cosa registra questo studio? Sempre pi\u00f9 lunghi i tempi di attesa per effettuare visite mediche nella sanit\u00e0 pubblica, con una media di 65 giorni, a fronte di un\u2019offerta privata ben pi\u00f9 rapida, circa 7 giorni di attesa per una visita, e costi sempre meno distanti tra pubblico e privato.<br \/>\nUn capitolo a parte \u00e8 rappresentato dalla libera professione intramuraria che non ha affatto diminuite le liste d\u2019attesa e si \u00e8 sempre pi\u00f9 caratterizzata come un canale obbligato di accesso in tempo brevi alle prestazioni. Una modalit\u00e0 cui le persone sono costrette e che mette in questione l\u2019equit\u00e0 del servizio sanitario e introduce intollerabili discriminazioni tra i cittadini e le cittadine. Una pratica, questa che Dovrebbe essere abolita, perch\u00e9 costosa e incompatibile con l\u2019idea di fondo della 833, nell\u2019immediato e\u2019 assolutamente urgente una revisione di questo strumento, che ne vincoli l\u2019applicazione alla riduzione reale delle liste di attesa.<br \/>\nVa proposto un nuovo rapporto tra operatori, servizio sanitario nazionale e cittadini: un new-deal della sanit\u00e0 che, sulla base di una autentica applicazione della legge 833, che sia un modello per tutto il welfare in crisi, includa il potenziamento degli organismi sulla sicurezza del lavoro e la promozione di una lotta unitaria per il salario delle professioni, come base di azione per promuovere l\u2019occupazione per tutte le figure sanitarie e favorire l\u2019umanizzazione dei servizi e delle cure, insieme all\u2019appropriatezza condivisa tra operatori e utenti.<br \/>\nRiteniamo vitale per la sopravvivenza e la riqualificazione del S.S.N. la costruzione di spazi di confronto tra operatori e cittadini per affrontare il tema della sicurezza psicofisica degli operatori durante il loro lavoro di cura e assistenza. Il tema del conflitto sempre pi\u00f9 evidente tra i cittadini e gli operatori considerati responsabili dei disservizi \u00e8 da non sottovalutare altrimenti si rischia di non cogliere, e derubricare in \u201cmenefreghismo\u201d, quelle che, invece, sono coercitive condizioni di lavoro imposte da politiche di tagli al personale che costringono a carichi di lavoro insostenibili che producono stress e disaffezione alla professione; di repressione della libert\u00e0 di parola e della stessa agibilit\u00e0 sindacale, pienamente riconosciuta sulla carta ma ostacolata nei fatti, anche sulla sicurezza del lavoro, a partire dalle malattie professionali. Gli atti di violenza fisica, cui sono fatti oggetto molti operatori e operatrici hanno dei \u201cmandanti\u201d verso i quali dovremmo indirizzare la rabbia e la protesta pi\u00f9 che legittima delle persone.<br \/>\nDella sanit\u00e0 italiana, del destino del servizio sanitario nazionale, del diritto alla salute sempre pi\u00f9 sotto scacco, \u00e8 necessario parlare e discutere apertamente. Per un dovere d\u2019informazione e di verit\u00e0 e per vincere quel senso di rassegnazione e d\u2019impotenza che attanaglia la societ\u00e0 italiana. La mancanza di una rappresentanza politica e la rinuncia sindacale al conflitto inibisce il dissenso dei milioni di persone che hanno enormi difficolt\u00e0 ad accedere al Servizio sanitario nazionale e che alla fine rinunciano a curarsi per motivi economici, per gli infiniti tempi di attesa.<br \/>\nQuali obiettivi per alcune campagne nazionali che coinvolgano operatori, studiosi, associazioni e cittadini?<br \/>\nCombattere le iniziative di privatizzazione e mercificazione della salute promuovendo il ritorno alla Legge 833 nella definizione degli obiettivi di salute.<br \/>\nDemistificare l\u2019induzione politica mediatica a favore delle assicurazioni sanitarie integrative, denunciandone il ruolo corrosivo nei confronti del Servizio Sanitario Pubblico Universale fondato sulla Fiscalit\u00e0 progressiva.<br \/>\nRivendicare un finanziamento congruo del SSN, con una percentuale sul PIL almeno simile a quella media degli altri Paesi dell\u2019Europa Occidentale, cominciando da subito ad interrompere i tagli nelle risorse destinate alla sanit\u00e0. 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