Rifondazione Comunista news : notizie di partito dai territori e non solo

Rifondazione Comunista da sempre contro le privatizzazioni.

POSIZIONE RIFONDAZIOME SU “AUTOSTRADE PER L’ITALIA”
#genovapag #prcgrosseto Rifondazione Comunista: governo vada fino in fondo su concessione Autostrade per l’Italia
– Di Maurizio Acerbo segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Rifondazione Comunista non si unisce al coro dei difensori dei monopolisti delle autostrade. Consideriamo un atto dovuto la lettera con cui il governo avvia la procedura che potrebbe condurre alla revoca della concessione unica alla società Autostrade per l’Italia.
Si tratta del minimo che si possa fare dopo questa tragedia.
Tutte le forze politiche dovrebbero essere unite e semmai confrontarsi sulle procedure più efficaci.

Al contrario degli altri partiti, noi che siamo sempre stati contro la privatizzazione e nel 2006 rifiutammo offerta di soldi da Autostrade per l’Italia, ribadiamo per l’ennesima volta che bisogna scoperchiare tutto il sistema delle concessioni.
I signori monopolisti delle autostrade (non ci sono solo i Benetton) hanno intascato dal 2009 al 2016 rendite per 8,85 mld.
Noi siamo per la ripubblicizzazione delle autostrade, ma anche chi la pensa diversamente dovrebbe convenire che questa strage impone di riconsiderare privatizzazione e non escludere la revoca della concessione considerandola alla stregua di un reato di lesa maestà. Il fatto che “Autostrade per l’Italia” ora si dica disponibile a spendere una cifra che è quasi pari agli utili di un anno è segno che ci tengono a salvaguardare la rendita pluridecennale che la politica di centrosinistra e centrodestra gli ha garantito.
Ricordiamo che la società Autostrade è sotto processo anche per la strage sul tratto Baiano-Avellino quando un bus precipitò e ci furono decine di vittime.
Questa volta si vada fino in fondo anche sulla questione della revoca della concessione.
E non si spengano i riflettori dopo qualche settimana.

Rifondazione Comunista ribadisce la propria posizione sull’incenerimento.

RIFONDAZIONE COMUNISTA

PRC ribadisce con forza la propria posizione su la problematica dell’incenerimento dei rifiuti e sulla conseguente situazione di crisi sui posti di lavoro ad essa collegata.

Posizione che Rifondazione Comunista fin dal 2007 sta sostenendo (il Tirreno – 28 dicembre 2007) denunciando il sostanziale fallimento del piano rifiuti regionale sbilanciato verso la produzione di CDR e di conseguenza verso gli inceneritori. Chiedevamo allora una revisione sostanziale dei piani regionali e provinciali di gestione dei rifiuti, in coerenza con gli obbiettivi nazionali, per puntare decisamente sulla riduzione del monte rifiuti attraverso una raccolta spinta del porta a porta, ed il superamento degli inceneritori con nuove tecnologie di impianti di trattamento meccanico biologico a freddo per la parte indifferenziata.

E’ chiaro: considerazioni di questo tipo innescano problematiche fondamentali ed importantissime sulla gestione del personale impegnato nell’incenerimento. Ma soluzioni in tal senso erano già state da noi prospettate attraverso una ricollocazione dei lavoratori addetti in un nuovo e più realistico sistema di gestione rifiuti.

Il passaggio da raccolta rifiuti stradale (con cassonetti) al porta a porta, già di per se stesso necessita di posti di lavoro aggiuntivi ed i dati di vari consorzi che si sono trasformati in tale senso (es. Consorzio Priula) lo dimostrano ampiamente; inoltre altri lavoratori possono essere collocati negli eventuali sistemi di trattamento meccanici biologici a freddo che abbiamo ipotizzato per il trattamento della parte indifferenziata residua alla raccolta porta a porta.

Infine, ma non ultimi, altri posti di lavoro possono reperirsi, e sono di fondamentale importanza e strettamente collegati all’inceneritore di Scarlino, nella ormai non più improrogabile attuazione delle bonifiche della piana di Scarlino che da oltre 25 anni aspettano di essere completate.

Ci sorprende l’atteggiamento delle pseudo sinistre, che negli anni passati non hanno mai preso posizione decisamente contrastante con le politiche di gestione rifiuti della regione e che anche ora, continuano a non accorgersi della inadeguatezza delle scelte regionali e provinciali fatte in passato; solamente in alcuni casi locali si sono poi limitate a sostenere la chiusura dell’inceneritore di Scarlino non considerando in profondità le conseguenze sulla situazione dei lavoratori, senza proporre soluzioni alternative che avrebbero potuto compensare tale chiusura attraverso ricollocazioni adeguate.

Ovviamente condividiamo la necessità immediata di rinnovo degli ammortizzatori sociali proposta, ma riteniamo che contemporaneamente le forze politiche che amministrano Follonica e Scarlino debbano farsi carico, senza ulteriori rinvii, di sostenere urgentemente presso la Regione un sistema di gestione rifiuti che tenga conto delle reali necessità e contemporaneamente della esigenza di non perdere ulteriori posti di lavoro.

Da non trascurare infine, ma le forze politiche che governano lo fanno tranquillamente, l’aspetto sanitario: incenerire rifiuti è dannoso per la salute dei cittadini e di chi lavora negli impianti soprattutto se gli impianti non sono adeguati. L’ ARS (Agenzia Regionale Sanità della Toscana) ha fornito, per il periodo 1990-201 dati allarmanti per Follonica, forse collegabili all’incenerimento, segnalando un incremento delle forme tumorali in genere, a partire dagli anni 2000-2001, ed una intensificazione della mortalità per tumori del polmone e per malattie dell’apparato genito urinario (che comprende anche tumori alla vescica e prostata), sempre a partire da quegli anni.

Elementi questi che già nel 2014 ci costrinsero a chiedere ufficialmente indagini epidemiologiche mirate, ma senza ottenerne riscontro. Le amministrazioni, che sono le principali responsabili della salute dei cittadini, devono dare risposte concrete e non solo parole, e se non ne sono capaci se ne vadano a casa.

Lodovico Sola
Responsabile Prc ambiente Grosseto

Prossimamente alla casa del popolo (Rifondazione Comunista Grosseto)

PROGRAMMAZIONEAUTUNNO2018
IN ALLESTIMENTO ANTEPRIMA – BIBLIOTECA DEL FORUM CITTADINI DEL MONDO
IL LIBRO SARÁ PRESENTATO A GROSSETO IN AUTUNNO PRESSO LA CASA DEL POPOLO DI GROSSETO (CIRCOLO RIFONDAZIONE COMUNISTA GROSSETO)


SCHEDA LIBRO
68. Ce n’est qu’un début… Storie di un mondo in rivolta
Paolo Brogi
Illustratore: U. Lucas, S. Pasquarelli
Editore: Imprimatur
Collana: Saggi
Anno edizione: 2017
Pagine: 336 p., Brossura

AUDIO
Intervista a Paolo Brogi sul suo libro «’68 Ce n’est qu’un début…storie di un mondo in rivolta» (Imprimatur editore)
http://www.radioradicale.it/scheda/540210/intervista-a-paolo-brogi-sul-suo-libro-68-ce-nest-quun-debutstorie-di-un-mondo-in


AUTORE
Paolo Brogi, giornalista, nel ’68 era a Pisa. Ha lavorato a «Reporter», «L’Europeo», «Il Corriere della Sera». Ha un blog, http://www.brogi.info. Tra le sue ultime pubblicazioni per Imprimatur: Uomini e donne del Sud (2012), Eroi e poveri diavoli della Grande Guerra (2014), Ho avuto un’idea (2015) e Impiccateli! (2016).

☆☆☆
PRESENTAZIONE
Da Roma a Berlino, passando per New York, Parigi, Tokyo, Milano, Chicago, Trento, Pisa, Torino, Dakar, Rawalpindi, Belgrado, Praga, Varsavia, Istanbul, Rio de Janeiro, Città del Messico, il racconto di quella stagione insuperabile di speranze e rivolta che fu il ’68. Un anno che ha segnato il mondo intero e che a mezzo secolo di distanza fa ancora parlare di sé, ripercorso in un caleidoscopio di situazioni con la voce dei suoi protagonisti, attraverso una raccolta minuziosa di preziosi frammenti e immagini, con storie inedite e testimonianze di chi c’era. L’occupazione di Palazzo Campana a Torino, il Vietnam Kongress a Berlino, la Columbia University e i Weathermen negli Stati Uniti, i contadini e gli studenti giapponesi a Narita, i cattolici dell’Isolotto a Firenze e la scuola di Barbiana, il contro-quaresimale a Trento, le comuni, il liceo Parini occupato a Milano e il Mamiani a Roma, gli scontri e i ferimenti alla Sapienza, la scoperta che alla Fiat si può scioperare, gli operai di Latina che si ritrovano cantando “Azzurro”, quelli della Bicocca in lotta contro il cottimo e quelli dell’Henraux che scaricano blocchi di marmo in mezzo alle strade, gli Uccelli di architettura a Roma, i terremotati del Belice caricati dalla polizia, la contestazione al Festival di Venezia, la quattro giorni di Chicago, i roghi umani a Varsavia contro l’imperialismo russo, Valdagno e la statua di Marzotto buttata giù, il Maggio francese, i braccianti ammazzati ad Avola, le manifestazioni in Brasile, la strage di Tlatelolco, la Scala, la Bussola e tanto ancora. Con 250 minibiografie di chi c’era, la cronistoria e un tributo alle vittime del ’68. Con foto di Uliano Lucas, Silvio Pasquarelli e Sergio Gattai.

☆☆☆

Ponte Morandi, strage di stato

NO, E’ BRUXELLES CHE HA UCCISO A GENOVA, BENETTON E’ SOLO UNO SCHERANO. ECCO LA STORIA.

http://www.paolobarnard.info

Perché il ponte Morandi era in mano ai Benetton?

Risposte:

Il 7 febbraio 1992, veniva firmato il Trattato di Maastricht, che entrerà in vigore l’anno successivo, nel 1993. Il ’93 è l’anno in cui il governo Ciampi istituisce il Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni; sempre in quell’anno gli accordi del ministro dell’industria Paolo Savona* con il Commissario europeo alla concorrenza Karel Van Miert e quelli del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta con Van Miert, impegnano l’Italia a fare la messa in piega alle aziende di Statoperché divengano appetibili per gli investitori privati”.

A partire dal governo Ciampi del ‘93, come si è detto, le tappe furono serrate: 1) i già citati accordi Italia-Van Miert, che stipulavano la ricapitalizzazione della siderurgia italiana a patto che la si privatizzasse, e l’azzeramento del debito delle aziende di Stato per lo stesso fine, cioè la svendita ai privati. 2) 1997-2000, il grande salto nella svendita dei beni pubblici col centrosinistra, che stabilisce il record europeo delle privatizzazioni(ENI, S. Paolo Torino, Banco di Napoli, SEAT, Telecom, INA, IMI, IRI con SME, Alitalia, ENEL, Comit, Autostrade ecc.)”.

L’Italia doveva farsi la messa in piega, svendersi cioè ai capitali privati, pena l’esclusione dall’euro, come stipulato nero su bianco dagli accordi del Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni di Ciampi e celebrato poi dal Libro Bianco delle privatizzazioni di Vincenzo Visco”.

E’ così che il ponte Morandi finì poi nelle mani di uno scherano speculatore privato e con termini di concessione scandalosi ma pienamente approvati da Bruxelles nel suo furore d’imporre le privatizzazione all’Italia che ambiva ad entrare nell’Eurozona.

Da allora:

Lo Stato italiano perse ogni possibilità di tutelare l’Interesse Pubblico nella maggioranza degli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini. E qui trovate i veri colpevoli di questa strage, perché…

… è compito dello Stato vigilare in prima istanza, e CON SPESA SOVRANA, sui propri figli e se esso abdica a queste prerogative, la prima colpa di catastrofi come questa è sua, e in particolare della forza sovranazionale che gli impose quella ignobile abdicazione. Infatti…

… i Benetton sono entità speculative private, e quando gli speculatori sono lasciati liberi di agire da uno Stato evirato, non puoi né devi aspettarti alcun riguardo per le vite umane. Gli speculatori privati sono bestie da millenni, e tali rimarranno in eterno. Gli Stati moderni nacquero proprio per controllarli, ma per farlo devono rimanere SOVRANI. Noi fummo evirati quel 7 febbraio 1992. Quindi ripeto con forza…

se lo Stato mette nelle mani di speculatori privati gli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini – come la Sanità o le Infrastrutture essenziali – ma sa di non aver più i mezzi sovrani per COSTRINGERLI all’INTERESSE PUBBLICO esso è scientemente complice della loro immoralità da profitto, e quindi è il primo colpevole dei conseguenti drammi. Ma…

… lo è ancor più lo strapotere a Bruxelles che ve lo costrinse. E allora chi ha uno straccio di morale non si nasconda dietro ai cavilli di certa stampa: la responsabilità materiale e morale per i (tantissimi) morti che sono seguiti a quella CRIMINALE ESAUTORAZIONE di uno Stato sovrano sono solo di chi la volle in Europa, e dei ‘padri’ italiani dell’euro.

* Paolo Savona a quei tempi fervido architetto del “privato è meglio, lo Stato non spenda”, nonché membro dell’Aspen Institute assieme a John Elkann, Mario Monti, Emma Marcegaglia, Giulio Tremonti, Enrico Letta, Romano Prodi, Giuliano Amato,Corrado Passera, et al.

(I virgolettati sono tratti dal volumeIl Più Grande Crimine, Paolo Barnard, 65 note bibliografiche,MABED Ed. 28 agosto 2013, Amazon Media EU S.à r.l.)

Glifosato, mozione ferma e inattuata da un anno e mezzo.

“Il clamore suscitato dalla sentenza che obbliga la Monsanto a indennizzare con 289 milioni di dollari un giardiniere scolastico statunitense per aver contratto un linfoma non-Hodgkin in seguito all’uso di erbicidi a base di glifosato ha risvegliato dal torpore il presidente Enrico Rossi, che ora sembra deciso a dare finalmente attuazione alla nostra mozione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale nel febbraio 2017. Meglio tardi che mai ma non possiamo perdere ulteriore tempo: ne va della salute di tutti noi”, così il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori.

“Con notevole faccia tosta -continua Fattori- Rossi oggi dichiara che farà ‘subito’ un provvedimento per escludere dai premi del Piano di Sviluppo Rurale le aziende che facciano uso del glifosato. Colpisce quell’avverbio, ‘subito’, quando l’approvazione della nostra mozione costituisce un obbligo per la Giunta già da un anno e mezzo. Rossi ha inutilmente tergiversato e si sveglia solo adesso, dopo la sentenza storica contro il glifosato della Corte federale di San Francisco, la cui notizia sta giustamente facendo il giro del mondo”.

“Fin dall’inizio della legislatura -aggiunge Fattori- abbiamo dichiarato guerra al glifosato e ai pesticidi, chiedendo alla Regione di incentivare la transizione ad un’agricoltura di tipo naturale. Nel luglio del 2015 abbiamo ottenuto che la Regione vietasse l’utilizzo del glifosato in ambito non agricolo, ossia in parchi, giardini, campi sportivi, aree gioco per bambini, cortili e aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie. Poi abbiamo chiesto che si facesse un passo ulteriore, bandendo il glifosato anche per gli usi agricoli”.

La mozione di Sì-Toscana a Sinistra approvata nel 2017 impegnava la Giunta regionale “a rimuovere il glifosato da tutti i disciplinari di produzione che lo prevedano e ad escludere dai premi del Programma di Sviluppo Rurale le aziende che ne facciano uso”. “Un indirizzo molto preciso che però fino ad oggi la Giunta regionale ha lasciato inspiegabilmente inattuato”, conclude Fattori.

 

Privati i profitti , pubbliche le vittime.

15.08.2018

da Controlacrisi

 

Sarebbero serviti 40 milioni per sistemare il ponte ma Benetton ne aveva messi nel piatto la metà. Eppure Autostrade si prende i pedaggi più alti d’Europa! Prc: “È ora di affrontare l’emergenza della sicurezza delle nostre infrastrutture e di fare un bilancio delle privatizzazioni”

 

“I responsabili hanno un nome e un cognome e sono Autostrade per l’Italia” ha dichiarato Di Maio a Radio Radicale. “Dopo anni che si è detto che le cose dai privati sarebbero state gestite molto meglio, ci troviamo con uno dei più gradi concessionari europei che ci dice che quel ponte era in sicurezza. Queste sono scuse. Autostrade deve fare la manutenzione e non l’ha fatta. Prima di tutto si dimettano i vertici”, ha concluso.
Ovviamente non si dimetterà nessuno. Il titolo di Atlantia perderà in borsa qualche punto percentuale. Il procedimento per la revoca entrerà nel labirinto di ricorsi e controricorsi.
Vanno dette un paio di cose sul carrozzone Benetton, soprattutto per quel che riguarda il settore autostradale della holding. Ad Autostrade paghiamo i pedaggi più alti d’Europa e loro pagano tasse bassissime perché sono posseduti da una finanziaria, la Benetton appunto, che ha residenza in Lussemburgo. Un paio di anni fa, dopo che alcuni degli “stralli”, ora sotto accusa, erano stati “rivestiti” era stata discussa l’eventualità di una completa sostituzione. Un intervento che aveva un costo alto: 35 milioni di euro. A maggio di qust’anno il bando per 20 milioni. Peccato che gli stralli su cui intervenire fossero quelli sbagliati!

Antonio Occhiuzzi Direttore dell’Istituto di tecnologia delle costruzioni del Consiglio nazionale delle ricerche ha un’idea molto precisa: “Gli stralli in calcestruzzo armato precompresso, realizzati anche per altri viadotti analoghi (sul lago di Maracaibo in Venezuela, ma anche in Basilicata, per esempio), hanno mostrato una durabilità relativamente ridotta. E la statica di un ponte di questo tipo dipende fondamentalmente dal comportamento e dallo “stato di salute” degli stralli.Nel caso in questione, in particolare, una parte degli stralli è stata oggetto di un importante e chiaramente visibile intervento di rinforzo, ma il tratto crollato è un altro. È necessario capire perché, in presenza di elementi che hanno indotto a rinforzare alcuni stralli, non siano state operate le medesime cure sugli altri, gemelli e coevi”.

Il giochino del profitto lor signori lo conoscono bene. Qualche morto in più o in meno non peserà certo sulla loro coscienza. Vogliamo andare a vedere a cosa il nome di Benetton è legato in Argentina, ai morti provocati dalle proteste contro le deforestazioni e le espropriazioni dei terreni alle comunità locali?

Meglio stare sul merito. Diceva un vecchio professore di cemento armato: “Esiste un santo per le strutture, e il santo oggi ha fatto crollare una torre, la più lontana dalle abitazioni, per fortuna”. Inutile dire, che se bisogna “affidarsi” ai santi e non alla affidabilità delle costruzioni, un problema serio in questo Paese esiste.
Vari esperti sono stati interpellati riguardo il crollo del Ponte Morandi, professori ordinari di Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia, ingegneri architetti di fama. In molti ritengono di poter escludere cause idrauliche: “Non è colpa del fiume, nel senso che la pila non è stata scalzata. Il crollo del Ponte Morandi non è dovuto all’erosione o a una ragione idraulica. Costruire in quel modo il ponte era l’unico modo per passare in quota, a un’altezza di 50 metri, su un fiume che è largo 100 metri per evitare di mettere i piloni in mezzo al fiume. Un fiume che nel 1970 esondò e fece un sacco di morti. Dice l’accademico Renzo Rosso ai microfoni del Fatto quotidiano.

Fino a pochi giorni fa il primo tratto, quello rimasto in piedi, era chiuso per “manutenzione e consolidamento”. Evidentemente dei palliativi rispetto a quanto poi si è realmente verificato. Sono stati diversi gli interventi su una infrastruttura datata (terminata a fine anni 60) e trafficatissima, visto che si tratta della via d’accesso principale da Nord (chi scende in Riviera da Milano, per esempio, passa da lì) e cruciale anche per il porto e in direzione Francia.
Si ripropone il problema della manutenzione degli investimenti da destinare alle grandi opere. L’Italia per la manutenzione delle strade e la messa in sicurezza spende 5 volte in meno di quanto dovrebbe, 2 miliardi e mezzo l’anno servirebbero e la spesa è della metà, nonostante l’invecchiamento progressivo delle nostre grandi infrastrutture che risalgano agli anni del boom, gli investimenti sono più sbilanciati sulla sicurezza a discapito delle infrastrutture. Inoltre lentezze, ritardi, lungaggini burocratiche complicano le procedure per i finanziamenti di opere pubbliche. Conflitti tra enti locali e corruzione rallentano i processi di manutenzione. 61mila sono i ponti e i viadotti in Italia da gestire. Il contratto di programma 2016-2020 per la manutenzione straordinaria prevede finanziamenti di 10 miliardi ma finora sono solo sulla carta.

Nel frattempo sollecitazioni di vario tipo, sismiche, atmosferiche, meccaniche (Il calcestruzzo viene sottoposto a erosione per la presenza di cloruri e solfati presenti nell’atmosfera che raggiungono il ferro al suo interno che si ossida) affaticano le strutture, opere datate 50-60 anni fa che andrebbero rinforzate o demolite e sostituite. Occorre un programma d’intervento a lunga scadenza.
Nonostante, probabilmente, anni di manutenzioni per cui l’Italia arriva a spendere quasi l’80% del costo di costruzione iniziale.

Questo del viadotto Morandi è l’ultimo di un elenco di crolli dovuti a cedimenti strutturali.

9/03/2017 sulla A14 Adriatica crolla un ponte e sotto un ponte provvisorio, 2 morti
28/10 /2016 sulla Provinciale in Brianza cavalcavia crolla al passaggio di un tir e schiaccia un auto, un morto
18/04/2017 crollo di viadotto provinciale di Cuneo, salvi per miracolo
10/04/15 cade un pilone sull’autostrada A19 Palermo Catania
Sulla Palermo Agrigento crolla viadotto inaugurato 10 giorni prima, nessuna vittima
Liguria 2018 nubifragio fa crollare un ponte a Carasco, due morti.

Bruxelles intanto ricorda che per il nostro Paese sono stati stanziati “2,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 in fondi strutturali e di investimento europei per infrastrutture di rete, come strade o ferrovie”. E che lo scorso aprile la Commissione ha approvato un piano di investimenti per le autostrade italiane, che “consentirà di portare avanti circa 8,5 miliardi di euro di investimenti, anche in Liguria”.
Si chiedono interventi urgenti attraverso comunicati stampa, da una parte il cordoglio, dall’altra la richiesta di interventi urgenti. Non è solo il momento del cordoglio però, ma è anche l’ occasione per ripetere che la politica di austerità in questi anni ha prodotto tagli alla protezione civile, ai vigili del fuoco, alle assunzioni di personale tecnico specializzato, tagli alle analisi tecniche di controllo e di monitoraggio. Non possiamo dimenticare che per anni si è raschiato il fondo del barile proprio nel tempo dei grandi disastri, e questo dimostra che non c’è stato un oculato utilizzo dei soldi e che ciò abbia determinato un aumento di infortuni e di morti. Tale sottovalutazione dei problemi produce effetti che esplodono inevitabilmente con così tanta veemeza.
Toppe su toppe si sono messe su opere come il gigante dell’ ingegneria moderna, il viadotto Morandi minato dal tempo da problemi strutturali e da cedimenti. Perchè non si fa una radiografia del rischio una diagnosi scientifica puntuale dello stato di salute di queste infrastrutture?

 
“Di fronte a questa tragedia non si può che esprimere cordoglio per le vittime e vicinanza e solidarietà ai loro cari – si legge in una nota firmata da Maurizio Acerbo, segretario nazionale Partito della Rifondazione Comunista e Maurizio Natale, segretario provinciale Prc Genova -. Ma è forte la rabbia di fronte a una strage di queste dimensioni. Era davvero imprevedibile questa tragedia? Chi doveva vigilare? Le autostrade sono state privatizzate dal 1999 e dal 2002 l’A10 è in concessione alla società “Autostrade per l’Italia” (gruppo Atlantis – Benetton) che controlla 3.200 km in tutta la penisola. I privati hanno fatto il loro dovere? E il ministero ha esercitato la doverosa vigilanza? Gli allarmi sono stati verificati adeguatamente? Come mai Autostrade per l’Italia rassicuro’ i consiglieri comunali sostenendo che il ponte sarebbe stato in piedi per cento anni? Le opere di manutenzione e messa in sicurezza del ponte sono state evidentemente insufficienti. È doveroso fare chiarezza evitando di depistare l’attenzione attribuendo la responsabilità ai comitati NoGronda visto che il progetto non prevedeva la dismissione del ponte Morandi. È ora di affrontare l’emergenza della sicurezza delle nostre infrastrutture e di fare un bilancio delle privatizzazioni”.