Rifondazione Comunista news : notizie di partito dai territori e non solo

È questo un paese civile?

Egidio Tiraborrelli era malato da tempo, aveva 82 anni ed è morto il 6 settembre 2019 in carcere. Continuava a restare in galera nonostante l’età e nonostante le sue condizioni di salute si fossero molto aggravate negli ultimi mesi.

Egidio era stato incarcerato nel dicembre dello scorso anno. Era stato condannato in contumacia, a sua insaputa, per un reato del 2012 del quale forse non aveva neppure piena coscienza.

Egidio aveva aiutato una persona ad entrare in Italia, e per questo accusato e poi condannato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per la legislazione italiana un reato GRAVISSIMO tanto da portare in carcere una persona di più di 80 anni, malata e che fa perdere la possibilità di usufruire di misure alternative.Addirittura gli è stata sottratta la pensione.

Egidio a 17 anni era emigrato in Argentina. Aveva fatto l’operaio saldatore per decenni in grio per il mondo. Forse non si era neppure reso conto di commettere un reato, doveva sembrargli normale aiutare una persona che voleva entrare in Italia.

Egidio Tiraborrelli è morto in carcere, il 6 settembre 2019, per un reato che non dovrebbe neppure esistere.

Qualche giorno dopo la sua morte avevo scritto queste righe sul mio blog, Questa mattina, un amico mi ha taggato oggi per segnalarmi un bell’articolo sul Manifesto, che racconta con maggior precisione la storia di Egiidio Tiraborrelli.

Ci tengo soprattutto a segnalare che per ricordare la drammatica vicenda di Egidio, è stata organizzata a Parma per il 25 gennaio una serata di Approfondimento sul reato di Favoreggiamento dell’immigrazione Clandestina.

🔴 La serata dedicata al reato di Egidio presso la Casa Cantoniera Autogestita Parma
https://www.facebook.com/events/181327276402715/

🔴 Il “delitto” di Egidio (su il Manifesto)
https://ilmanifesto.it/il-delitto/

🔴 L’articolo sul mio blog
https://www.sonego.net/6012/morire-in-carcere-a-82-anni-malato-e-senza-pensione-la-storia-di-egidio-tiraborrelli/

Democrazia a numero chiuso.

di Giovanni Russo Spena –

La decisione della Corte Costituzionale la quale ha giudicato inammissibile la richiesta di referendum proposto dalla Lega per trasformare in direzione completamente maggioritaria la legge elettorale è importante anche perché è una rimessa in discussione delle strategie e dei comportamenti dei singoli attori del sistema politico. Innanzitutto abbiamo la conferma , con mutamento di strategia rispetto alla tradizionale strategia leghista ( chi ricorda il “porcellum” di Calderoli?), che oggi le destre sovraniste / nazionaliste sono protagoniste di una pericolosa involuzione ultramaggioritaria e plebiscitaria. Non accettano il sistema democratico/costituzionale. Magistratura, presidenza della Repubblica e, ora, dopo la decisione che dichiara inammissibile la proposta referendaria, anche la Corte Costituzionale, diventano “sacche di resistenza del vecchio sistema”.

Si abbatte l’articolo 1 della Costituzione. Tutte le istituzioni descritte dalla Costituzione come titolari del controllo e della eventuale critica del potere vengono tacciate di essere “contro il popolo”. Perché il popolo è , ad avviso del salvinismo, rappresentato solo dalla sua proiezione plebiscitaria. Viene, così, abbattuta la democrazia costituzionale, che è costruita sulla autonomia e divisione dei poteri, sulla organizzazione della intermediazione tra legge suprema e cittadinanza. Orban ed Erdogan sono artefici e maestri di questa distorsione della democrazia, oggi. Salvini, Meloni, ecc. hanno buttato giù la maschera.

La loro architettura istituzionale è definita dal maggioritario e dalla elezione diretta del Capo dello Stato. Sul versante delle sinistre, invece, la sentenza della Corte ci dà una possibilità storica. Dopo il fallimentare bilancio del maggioritario, potremmo rilanciare il proporzionale “puro”, senza soglie di sbarramento. Non dimentichiamo che, nel secondo dopoguerra, le importanti riforme sociali e del lavoro sono nate da grandi movimenti di massa in un contesto istituzionale di rappresentanza proporzionale.

Non a caso la legge Acerbo nacque in un contesto autoritario. La teoria della rappresentanza altro non è che la teoria della Costituzione. Mutano, certo, forme e luoghi dell’agire politico. Ma non credo alla demagogia populista di destra e grillina ( ma anche di parte del centrosinistra) della democrazia senza partiti (e sindacati). Occorre, piuttosto, lavorare ad una legge, pretesa dalla Costituzione e mai nata per interessi egemonici meschini, sulla riforma profonda dei partiti, sulla trasparenza, sulla loro legalità, sulla loro sottomissione ai controlli finanziari e giurisdizionali.

Ci lavoreremo. Perché, dopo il bilancio fallimentare della maledetta “democrazia governante” (che, ancora in queste ore, Veltroni, Prodi, ecc. rilanciano) si aprono possibilità di grandi riforme democratiche. Le elezioni, infatti, non servono per eleggere i governi, ma il Parlamento, la cui centralità è esaltata dalla elezione proporzionale dei suoi componenti. Non nominati dai capopartiti per eseguire ordini (non vi è in Costituzione mandato imperativo) ma per rappresentare interessi politici e sociali su piattaforme presentate ad elettrici ed elettori dai loro partiti e da loro stessi. Entro la cornice obbligatoria della democrazia di genere.

Una nuova legge elettorale proporzionale deve escludere ogni forma di indicazione e di investitura di un “capo” politico o di coalizione. La governabilità tanto richiesta da chi auspica il sistema maggioritario è, a ben guardare, favorita dalla centralità di un Parlamento profondamente riformato nei regolamenti e nel funzionamento. Si può discutere, entro la cornice proporzionale, l’adozione della figura, presente nel proporzionale tedesco, della “sfiducia costruttiva”. E di una applicazione rigorosa ed equilibrata dell’art.5 della Costituzione. Un sistema di autonomie dentro la “Repubblica una ed indivisibile”, rifiutando l’attuale progetto delle regioni che diventano staterelli leghisti dentro la logica strutturale della “secessione dei ricchi”. Una riflessione nuova, peraltro, deve partire senza pregiudizi. I partiti di maggioranza si accingono a varare (non se ne conoscono ancora i contenuti normativi) una proposta di proporzionale con soglia di sbarramento molto alta. Producendo, in tal modo, di fatto una torsione maggioritaria. Ma, soprattutto, una democrazia “a numero chiuso”.

Continueremmo con le litanie sul cosiddetto “voto utile”, con gli accorpamenti forzati. Milioni di cittadine e cittadini verrebbero esclusi dalla rappresentanza istituzionale, gonfiando, di conseguenza, le sacche dell’astensionismo, cioè del distacco dalla partecipazione. Un grave vulnus per la funzionalità stessa del Parlamento. Soprattutto dopo il taglio del numero dei parlamentari (di un illogico 37 per cento).

E’ meschina la logica dei risparmi; accompagna una dilagante tragica demagogia. Stanno ingenerando nelle persone la convinzione che se chiudi l’inutile Parlamento risparmi un sacco di soldi. Abbiamo costituto il Comitato nazionale per il No sul referendum confermativo (senza quorum di votanti). Impresa ardua, controcorrente, ma utile per spiegare, finalmente, che la centralità del Parlamento è messa in discussione dalla arroganza dei governi che occupano, incostituzionalmente, anche gli spazi legislativi ( e non certo dal numero dei parlamentari).

Soglie di sbarramento, riduzione del numero dei parlamentari non fanno niente altro che rendere alla minoranze critiche quasi impossibile l’accesso alle istituzioni. Condivido il monito del costituzionalista Gaetano Azzariti:” nessuno dei revisionisti costituzionali ha proposto la più limpida delle soluzioni: monocameralismo e proporzionale”. Se non ora, quando?http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=40773

monello02

L’Italia non è una rampa di lancio

Gli Stati Uniti stanno utilizzando il nostro territorio come tappa di un ponte aero-navale per uomini e mezzi, come deposito di materiale bellico (anche nucleare) e come snodo strategico delle comunicazioni satellitari.

Da Aviano e Vicenza passando per Pisa, Livorno, Napoli, Sigonella e Niscemi, tutto il Paese è coinvolto nel nuovo conflitto che si sta preparando con l’Iran…

Perché?

-Perché l’Italia è oggi il 5° avamposto militare statunitense a livello globale.

-Perché dal 1954 la presenza delle basi statunitensi è coperta da segreto di Stato.  L’Italia è un Paese a sovranità limitata.

-Perché la politica estera italiana continua ad essere al servizio di quella degli Stati Uniti e della Nato.

L’Italia è un Paese in guerra da almeno trent’anni senza che mai abbia subito minacce o attacchi da nessuno.

ORA BASTA !

E’ tempo di organizzare una risposta decisa.

E’ tempo che l’Italia muova passi concreti verso una propria politica estera di pace, ricostruendo relazioni internazionali basate sul dialogo e la cooperazione.

Il governo “del cambiamento” cambi davvero rotta rispetto al passato:

1 – non conceda l’uso delle basi per l’ennesima guerra voluta dagli Stati uniti;

2 – ritiri i soldati italiani dall’Iraq e da tutti gli scenari in cui agiscono come forze di occupazione. Viceversa, li impieghi di supporto alla protezione civile per le devastanti emergenze ambientali del Paese;

3 – riduca drasticamente le spese militari: 70 milioni di euro al giorno sono una pazzia ! Si investa in occupazione, istruzione pubblica, sanità, cultura e manutenzione del territorio;

4 – fermi immediatamente l’esportazione ed il transito d’armi verso i Paesi del Golfo e la Turchia, principali responsabili della destabilizzazione del Medio Oriente, prendendo esempio dal coraggioso sciopero dei portuali di Genova;

5 – firmi il “Trattato sulla proibizione delle armi nucleari” approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU, si renda indisponibile al paventato stoccaggio di altre 50 bombe nucleari provenienti dalla Turchia e si attivi per sloggiare quelle già presenti sul territorio nazionale;

6 – rimuova il segreto di Stato sulla presenza militare statunitense come primo passo per mettere pubblicamente in discussione l’adesione dell’Italia alla Nato.

CONTRO LE GUERRE. PER LA PACE E LA SOLIDARIETA’ TRA I POPOLI

Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=40758

Patrimoniale subito

Rapporto #Oxfam, chiediamo patrimoniale e più tasse per i ricchi.

disuguaglianza i ricchi diventano più ricchi grazie alle politiche dei governi

I dati del rapporto Oxfam gridano vendetta. In Italia l’1% più ricco detiene quanto il 70% della popolazione.
Tre persone hanno più soldi del 10% degli italiani. E ovviamente non si può contare l’enorme quantità di ricchezza accumulata off shore nei paradisi fiscali.
L’Italia uno dei Paesi più ingiusti con l’1% della popolazione che ha il 70% delle ricchezze. Negli ultimi 20 anni i più ricchi in Italia hanno incrementato i patrimoni del 7,6%. Il 50% dei più poveri ha perso il 36%. Oltre il 30% dei giovani sono sotto gli 800 euro lordi al mese.
Queste sono le conseguenze delle politiche neoliberiste perseguite dai governi di centrodestra e centrosinistra in Italia e in UE.
I pseudo-riformisti che hanno fatto riforme al servizio del capitalismo invece di perseguire gli obiettivi sociali della Costituzione che è stata anzi stravolta persino inserendo il pareggio di bilancio.
Questa ridistribuzione della ricchezza verso l’alto è conseguenza della perdita di potere contrattuale dei lavoratori con la precarizzazione e con politiche fiscali che non rispettano la Costituzione.
Ecco perché c’è bisogno di una tassa sui grandi patrimoni e di aliquote fiscali progressive che facciano pagare più tasse ai ricchi per finanziare lo stato sociale. Dal PD al M5S alla Lega e al resto della destra sono tutti contro la patrimoniale e la rimodulazione delle aliquote, tutti al servizio dei più ricchi.
I poveri esistono perché i ricchi sono troppo ricchi, non per colpa dei migranti come vogliono farci credere.Alle sardine diciamo che la rinascita dell’estrema destra ha radice nelle politiche che anche il centrosinistra ha fatto negli ultimi 30 anni.
Sanders e i lavoratori francesi hanno capito che la lotta di classe esise e i miliardari la stanno combattendo contro la maggior parte della popolazione aizzando l’odio verso gli ultimi.
Il rapporto Oxfam ci ricorda la vera emergenza della nostra epoca: la crescita della disuguaglianza mentre ci sarebbe abbastanza ricchezza per affrontare tutti i problemi sociali del pianeta.
Duemila persone nel mondo sono più ricche di 4,6 miliardi di esseri umani mentre nel mondo più di 22 milioni di persone moriranno di fame.
La sinistra non può che essere anticapitalista e battersi con misure concrete per contrastare questa barbarie.
Per questo non rinunciamo a dirci comunisti e a cercare di unire tutti coloro che non accettano lo stato delle cose.
Solo se si combatte la povertà e la disuguaglianza si batte il fascismo.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Sabato 25 gennaio 2020 giornata di mobilitazione internazionale per la pace

SABATO 25 GENNAIO 2020 GIORNATA DI MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE PER LA PACE Spegniamo la guerra, accendiamo la Pace! contro le guerre e le dittature a fianco dei popoli in lotta per i propri diritti “La guerra è un male assoluto e va ‘ripudiata’, come recita la nostra Costituzione all’ rt. 11: essa non deve piƶ essere considerata una scelta possibile da parte della politica e della diplomazia”. Il blitz del presidente Trump per uccidere il generale iraniano Soleimani, il vicecapo di una milizia irachena ed altri sei militari iraniani, è un crimine di guerra compiuto in violazione della sovranită dell’Iraq. Insieme alla ritorsione iraniana si è abbattuto anche sui giovani iracheni che da tre mesi lottano contro il sistema settario instaurato dall’occupazione Usa e contro le ingerenze iraniane, in un paese teatro di guerre per procura ed embarghi da decenni. Irak, Iran, Siria, Libia, Yemen: cambiano i giocatori, si scambiano i ruoli, ma la partita è la stessa. Nella crisi del vecchio ordine internazionale, potenze regionali e globali si contendono con la guerra aree di influenza sulla pelle delle popolazioni locali. La sola alternativa consentita al momento è il mantenimento dei regimi teocratici o militari – comunque illiberali e non rispettosi dei diritti umani – con i quali si fanno affari, chiudendo occhi e orecchie su repressione, torture e corruzione. La guerra non produce solo distruzione, ma cancella anche dall’agenda politica la questione sociale, oramai incontenibile ed esplosa nelle proteste delle popolazioni che hanno occupato pacificamente le piazze e le strade. Non possiamo stare a guardare Dobbiamo gridare il nostro no alla guerra, alla sua preparazione, a chi la provoca per giustificare la produzione e la vendita di armi. Guerre che, in ogni momento, possono fare da miccia ad un conflitto globale tanto più preoccupante per il potenziale degli armamenti nucleari oggi a disposizione dei potenti del mondo. Le vittime innocenti dell’aereo civile abbattuto “per errore” da un missile, dimostrano una volta di più che la guerra è un flagello per tutti, nessuno può chiamarsi fuori, siamo tutti coinvolti. Manifestiamo il nostro sostegno alle popolazioni, vere vittime delle guerre, a chi si rivolta da Baghdad a Teheran, da Beirut ad Algeri, da Damasco, al Cairo, a Gerusalemme, a Gaza. Quel che sta avvenendo nel Golfo Persico, aggiungendosi alle sanguinose guerre e alle crescenti tensioni in corso, mette in luce la drammatica attualità e il vero realismo dei ripetuti ma inascoltati appelli di Papa Francesco per l’avvio di un processo di disarmo internazionale equilibrato. L’UE, nata per difendere la pace, deve assumere una forte iniziativa che – con azioni diplomatiche, economiche, commerciali e di sicurezza – miri ad interrompere la spirale di tensione e costruisca una soluzione politica, rispettosa dei diritti dei popoli, dell’insieme dei conflitti in corso in Medio Oriente e avviare una rapida implementazione del Piano Europeo per l’ frica (Africa Plan) accompagnandolo da un patto per una gestione condivisa dei flussi migratori. Fermare la spirale di violenze è responsabilità anche italiana e chiediamo al nostro Governo di farlo con atti concreti: • opporsi alla proposta di impiego della Nato in Iraq e in Medio Oriente; • negare l’uso delle basi Usa in Italia per interventi in paesi terzi senza mandato ONU; • bloccare l’acquisto degli F35; • fermare la vendita di armi ai paesi in guerra o che violano i diritti umani come sancito dalla L. 185/90; • ritirare i nostri soldati dall’Iraq e dall’ fghanistan, richiedendo una missione di peace-keeping a mandato ONU ed inviare corpi civili di pace; • adoperarsi per la sicurezza del contingente italiano e internazionale in missione UNIFIL in Libano; • aderire al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari eliminandole dalle basi in Italia; • sostenere in sede europea la necessită di mantenere vivo l’accordo sul nucleare iraniano implementando da parte italiana ed europea le misure di revoca dell’embargo • porre all’interno dell’Unione europea la questione dei rapporti US -UE nella NATO. Per tutto questo invitiamo a aderire ed a partecipare alla giornata di mobilitazione internazionale di sabato 25 gennaio 2020, promossa dal movimento pacifista statunitense contro la guerra, che per noi sarà una grande mobilitazione contro tutte le guerre e tutte le dittature, a fianco dei popoli che si battono per il proprio futuro. Promotori nazionali: ACLI, ADIF, AIDOS, AOI, ARCI, ARCHIVIO DISARMO, ASC, ASGI, ASSOCIAZIONE 46° P R LLELO, SSOCI ZIONE DIRITTI E FRONTIERE, SSOCI ZIONE L UD TO SI’, ASSOCIAZIONE PER LA PACE, ASSOCIAZIONE SENZA CONFINE, ASSOPACE PALESTINA, ATLANTE DELLE GUERRE, BEATI I COSTRUTTORI DI PACE, CGIL, CIPAX, CIPSI, CNCA, CULTUR E’ LIBERT ’, EUROP VERDE, FIOM, FOCSIV, FONDAZIONE A. FRAMMARTINO, FONDAZIONE BENVENUTI IN ITALIA, GIURISTI DEMOCRATICI, GRUPPO ABELE, IFE, LEGAMBIENTE, LEGA PER I DIRITTI DEI POPOLI, LIBERA, LUNARIA, MEDICINA DEMOCRATICA, MFE, MIR, MOVIMENTO CONSUMATORI, MOVIMENTO EUROPEO, MOVIMENTO NONVIOLENTO, NOI SIAMO CHIESA, OPAL, PAX CHRISTI, PEACELINK, PRC-SE, RETE E LI STU ENTI ME I, RETE ELLA PACE, RETE ITALIANA ISARMO, SBILANCIAMOCI, SINISTRA ITALIANA, TA OLA ELLA PACE, TRANSFORM IT LI , U U, UN PONTE PER, USI, US. CLI Promotori locali: ACLI – Brescia; AMNESTY INTERNATIONAL – Sassari; ANPI – Massa; ANPI – Perugia; ASSOCIAZIONE AMERINDIA – Sassari; ASSOCIAZIONE REGGIANA PER LA COSTITUZIONE- Reggio Emilia; CENTRO GHANDI – Ivrea; CIRCOLO LIBERT ’ E IUSTIZI – Umbria; CITTADINANZA ATTIVA – Umbria; COMIT TO P CE CONVIVENZ E SOLID RIER ’ NILO OLCI – Trieste, COORDINAMENTO PER LA PACE – Como, COSTITUZIONE BENI COMUNI – Milano; EMERGENCY – Perugia e Venezia; FERMIAMO LA GUERRA – Firenze; FIRENZE CITT ’ PERT , L’ ALTREUROPA – Venezia; PARROCCHIA SS. PIETRO E PAOLO – Papanice (KR); PONTE SOLIDALE – Perugia; SOCIET ’ I MUTIO SOCCORSO – Umbria; TAVOLA SARDA DELLA PACE, THEATRE EN VOL Sassari; TRIESTE PER LA PACE CONTRO LE GUERRE, UDS – Perugia; VERSO IL KURDISTAN – Umbria; VOCI DELLA TERRA – Roma.

Tra scuola e rispetto della costituzione repubblicana

Ha suscitato scalpore la presentazione on line dell’istituto comprensivo di via Trionfale a Roma in cui viene fatta una descrizione della popolazione scolastica dei vari plessi attraverso una connotazione di estrazione sociale basata sul reddito.

Ancora una volta sono ammirata dalla capacità del “Manifesto” di azzeccare i titoli: “CENSO LA QUALUNQUE” era quello di ieri.

Ciò che fa riflettere è lo stupore del consiglio d’istituto per la giusta reazione suscitata dalla vicenda, ma quello che mi chiedo è per quanto tempo ancora la società sarà in grado di provare un moto d’indignazione per fatti come questo o come quello analogo di circa due anni fa del liceo Visconti. In quel caso la preside candidamente dichiarava sul portale del ministero della pubblica istruzione: «Qui alto-borghesi e senza disabili»aggiungendo poi «Siamo nel centro di Roma, non a Tor Bella Monaca, è un dato di fatto di cui non possiamo vergognarci».

Certo, sono casi limite (per ora) ma il mio forte timore è che possa entrare nel sentire comune che poi in fondo non c’è niente di così grave in queste dichiarazioni! Purtroppo una visione aziendalista della scuola ha prodotto danni gravissimi: gli studenti vengono etichettati in modo funzionale ai datori di lavoro, si è persa completamente di vista la finalità della scuola che è quella di includere, di sviluppare le capacità critiche, di combattere le disuguaglianze. La riforma di Luigi Berlinguer con l’introduzione dell’autonomia e con essa di una visione mercantilistica dei saperi ha segnato il calcio d’inizio per un modello di istruzione in cui purtroppo cercano legittimità affermazioni come quelle delle due vicende descritte che farebbero sicuramente rigirare Piero Calamandrei nella tomba! Certo così ci stiamo sempre più allontanando dal suo concetto di “Scuola della Costituzione”! Stefania Amarugi circolo PRC Grosseto