Prossimamente alla casa del popolo (Rifondazione Comunista Grosseto)

PROGRAMMAZIONEAUTUNNO2018
IN ALLESTIMENTO ANTEPRIMA – BIBLIOTECA DEL FORUM CITTADINI DEL MONDO
IL LIBRO SARÁ PRESENTATO A GROSSETO IN AUTUNNO PRESSO LA CASA DEL POPOLO DI GROSSETO (CIRCOLO RIFONDAZIONE COMUNISTA GROSSETO)


SCHEDA LIBRO
68. Ce n’est qu’un début… Storie di un mondo in rivolta
Paolo Brogi
Illustratore: U. Lucas, S. Pasquarelli
Editore: Imprimatur
Collana: Saggi
Anno edizione: 2017
Pagine: 336 p., Brossura

AUDIO
Intervista a Paolo Brogi sul suo libro «’68 Ce n’est qu’un début…storie di un mondo in rivolta» (Imprimatur editore)
http://www.radioradicale.it/scheda/540210/intervista-a-paolo-brogi-sul-suo-libro-68-ce-nest-quun-debutstorie-di-un-mondo-in


AUTORE
Paolo Brogi, giornalista, nel ’68 era a Pisa. Ha lavorato a «Reporter», «L’Europeo», «Il Corriere della Sera». Ha un blog, http://www.brogi.info. Tra le sue ultime pubblicazioni per Imprimatur: Uomini e donne del Sud (2012), Eroi e poveri diavoli della Grande Guerra (2014), Ho avuto un’idea (2015) e Impiccateli! (2016).

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PRESENTAZIONE
Da Roma a Berlino, passando per New York, Parigi, Tokyo, Milano, Chicago, Trento, Pisa, Torino, Dakar, Rawalpindi, Belgrado, Praga, Varsavia, Istanbul, Rio de Janeiro, Città del Messico, il racconto di quella stagione insuperabile di speranze e rivolta che fu il ’68. Un anno che ha segnato il mondo intero e che a mezzo secolo di distanza fa ancora parlare di sé, ripercorso in un caleidoscopio di situazioni con la voce dei suoi protagonisti, attraverso una raccolta minuziosa di preziosi frammenti e immagini, con storie inedite e testimonianze di chi c’era. L’occupazione di Palazzo Campana a Torino, il Vietnam Kongress a Berlino, la Columbia University e i Weathermen negli Stati Uniti, i contadini e gli studenti giapponesi a Narita, i cattolici dell’Isolotto a Firenze e la scuola di Barbiana, il contro-quaresimale a Trento, le comuni, il liceo Parini occupato a Milano e il Mamiani a Roma, gli scontri e i ferimenti alla Sapienza, la scoperta che alla Fiat si può scioperare, gli operai di Latina che si ritrovano cantando “Azzurro”, quelli della Bicocca in lotta contro il cottimo e quelli dell’Henraux che scaricano blocchi di marmo in mezzo alle strade, gli Uccelli di architettura a Roma, i terremotati del Belice caricati dalla polizia, la contestazione al Festival di Venezia, la quattro giorni di Chicago, i roghi umani a Varsavia contro l’imperialismo russo, Valdagno e la statua di Marzotto buttata giù, il Maggio francese, i braccianti ammazzati ad Avola, le manifestazioni in Brasile, la strage di Tlatelolco, la Scala, la Bussola e tanto ancora. Con 250 minibiografie di chi c’era, la cronistoria e un tributo alle vittime del ’68. Con foto di Uliano Lucas, Silvio Pasquarelli e Sergio Gattai.

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Ponte Morandi, strage di stato

NO, E’ BRUXELLES CHE HA UCCISO A GENOVA, BENETTON E’ SOLO UNO SCHERANO. ECCO LA STORIA.

http://www.paolobarnard.info

Perché il ponte Morandi era in mano ai Benetton?

Risposte:

Il 7 febbraio 1992, veniva firmato il Trattato di Maastricht, che entrerà in vigore l’anno successivo, nel 1993. Il ’93 è l’anno in cui il governo Ciampi istituisce il Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni; sempre in quell’anno gli accordi del ministro dell’industria Paolo Savona* con il Commissario europeo alla concorrenza Karel Van Miert e quelli del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta con Van Miert, impegnano l’Italia a fare la messa in piega alle aziende di Statoperché divengano appetibili per gli investitori privati”.

A partire dal governo Ciampi del ‘93, come si è detto, le tappe furono serrate: 1) i già citati accordi Italia-Van Miert, che stipulavano la ricapitalizzazione della siderurgia italiana a patto che la si privatizzasse, e l’azzeramento del debito delle aziende di Stato per lo stesso fine, cioè la svendita ai privati. 2) 1997-2000, il grande salto nella svendita dei beni pubblici col centrosinistra, che stabilisce il record europeo delle privatizzazioni(ENI, S. Paolo Torino, Banco di Napoli, SEAT, Telecom, INA, IMI, IRI con SME, Alitalia, ENEL, Comit, Autostrade ecc.)”.

L’Italia doveva farsi la messa in piega, svendersi cioè ai capitali privati, pena l’esclusione dall’euro, come stipulato nero su bianco dagli accordi del Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni di Ciampi e celebrato poi dal Libro Bianco delle privatizzazioni di Vincenzo Visco”.

E’ così che il ponte Morandi finì poi nelle mani di uno scherano speculatore privato e con termini di concessione scandalosi ma pienamente approvati da Bruxelles nel suo furore d’imporre le privatizzazione all’Italia che ambiva ad entrare nell’Eurozona.

Da allora:

Lo Stato italiano perse ogni possibilità di tutelare l’Interesse Pubblico nella maggioranza degli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini. E qui trovate i veri colpevoli di questa strage, perché…

… è compito dello Stato vigilare in prima istanza, e CON SPESA SOVRANA, sui propri figli e se esso abdica a queste prerogative, la prima colpa di catastrofi come questa è sua, e in particolare della forza sovranazionale che gli impose quella ignobile abdicazione. Infatti…

… i Benetton sono entità speculative private, e quando gli speculatori sono lasciati liberi di agire da uno Stato evirato, non puoi né devi aspettarti alcun riguardo per le vite umane. Gli speculatori privati sono bestie da millenni, e tali rimarranno in eterno. Gli Stati moderni nacquero proprio per controllarli, ma per farlo devono rimanere SOVRANI. Noi fummo evirati quel 7 febbraio 1992. Quindi ripeto con forza…

se lo Stato mette nelle mani di speculatori privati gli snodi di sopravvivenza vitali dei suoi cittadini – come la Sanità o le Infrastrutture essenziali – ma sa di non aver più i mezzi sovrani per COSTRINGERLI all’INTERESSE PUBBLICO esso è scientemente complice della loro immoralità da profitto, e quindi è il primo colpevole dei conseguenti drammi. Ma…

… lo è ancor più lo strapotere a Bruxelles che ve lo costrinse. E allora chi ha uno straccio di morale non si nasconda dietro ai cavilli di certa stampa: la responsabilità materiale e morale per i (tantissimi) morti che sono seguiti a quella CRIMINALE ESAUTORAZIONE di uno Stato sovrano sono solo di chi la volle in Europa, e dei ‘padri’ italiani dell’euro.

* Paolo Savona a quei tempi fervido architetto del “privato è meglio, lo Stato non spenda”, nonché membro dell’Aspen Institute assieme a John Elkann, Mario Monti, Emma Marcegaglia, Giulio Tremonti, Enrico Letta, Romano Prodi, Giuliano Amato,Corrado Passera, et al.

(I virgolettati sono tratti dal volumeIl Più Grande Crimine, Paolo Barnard, 65 note bibliografiche,MABED Ed. 28 agosto 2013, Amazon Media EU S.à r.l.)

Glifosato, mozione ferma e inattuata da un anno e mezzo.

“Il clamore suscitato dalla sentenza che obbliga la Monsanto a indennizzare con 289 milioni di dollari un giardiniere scolastico statunitense per aver contratto un linfoma non-Hodgkin in seguito all’uso di erbicidi a base di glifosato ha risvegliato dal torpore il presidente Enrico Rossi, che ora sembra deciso a dare finalmente attuazione alla nostra mozione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale nel febbraio 2017. Meglio tardi che mai ma non possiamo perdere ulteriore tempo: ne va della salute di tutti noi”, così il capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori.

“Con notevole faccia tosta -continua Fattori- Rossi oggi dichiara che farà ‘subito’ un provvedimento per escludere dai premi del Piano di Sviluppo Rurale le aziende che facciano uso del glifosato. Colpisce quell’avverbio, ‘subito’, quando l’approvazione della nostra mozione costituisce un obbligo per la Giunta già da un anno e mezzo. Rossi ha inutilmente tergiversato e si sveglia solo adesso, dopo la sentenza storica contro il glifosato della Corte federale di San Francisco, la cui notizia sta giustamente facendo il giro del mondo”.

“Fin dall’inizio della legislatura -aggiunge Fattori- abbiamo dichiarato guerra al glifosato e ai pesticidi, chiedendo alla Regione di incentivare la transizione ad un’agricoltura di tipo naturale. Nel luglio del 2015 abbiamo ottenuto che la Regione vietasse l’utilizzo del glifosato in ambito non agricolo, ossia in parchi, giardini, campi sportivi, aree gioco per bambini, cortili e aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie. Poi abbiamo chiesto che si facesse un passo ulteriore, bandendo il glifosato anche per gli usi agricoli”.

La mozione di Sì-Toscana a Sinistra approvata nel 2017 impegnava la Giunta regionale “a rimuovere il glifosato da tutti i disciplinari di produzione che lo prevedano e ad escludere dai premi del Programma di Sviluppo Rurale le aziende che ne facciano uso”. “Un indirizzo molto preciso che però fino ad oggi la Giunta regionale ha lasciato inspiegabilmente inattuato”, conclude Fattori.

 

Privati i profitti , pubbliche le vittime.

15.08.2018

da Controlacrisi

 

Sarebbero serviti 40 milioni per sistemare il ponte ma Benetton ne aveva messi nel piatto la metà. Eppure Autostrade si prende i pedaggi più alti d’Europa! Prc: “È ora di affrontare l’emergenza della sicurezza delle nostre infrastrutture e di fare un bilancio delle privatizzazioni”

 

“I responsabili hanno un nome e un cognome e sono Autostrade per l’Italia” ha dichiarato Di Maio a Radio Radicale. “Dopo anni che si è detto che le cose dai privati sarebbero state gestite molto meglio, ci troviamo con uno dei più gradi concessionari europei che ci dice che quel ponte era in sicurezza. Queste sono scuse. Autostrade deve fare la manutenzione e non l’ha fatta. Prima di tutto si dimettano i vertici”, ha concluso.
Ovviamente non si dimetterà nessuno. Il titolo di Atlantia perderà in borsa qualche punto percentuale. Il procedimento per la revoca entrerà nel labirinto di ricorsi e controricorsi.
Vanno dette un paio di cose sul carrozzone Benetton, soprattutto per quel che riguarda il settore autostradale della holding. Ad Autostrade paghiamo i pedaggi più alti d’Europa e loro pagano tasse bassissime perché sono posseduti da una finanziaria, la Benetton appunto, che ha residenza in Lussemburgo. Un paio di anni fa, dopo che alcuni degli “stralli”, ora sotto accusa, erano stati “rivestiti” era stata discussa l’eventualità di una completa sostituzione. Un intervento che aveva un costo alto: 35 milioni di euro. A maggio di qust’anno il bando per 20 milioni. Peccato che gli stralli su cui intervenire fossero quelli sbagliati!

Antonio Occhiuzzi Direttore dell’Istituto di tecnologia delle costruzioni del Consiglio nazionale delle ricerche ha un’idea molto precisa: “Gli stralli in calcestruzzo armato precompresso, realizzati anche per altri viadotti analoghi (sul lago di Maracaibo in Venezuela, ma anche in Basilicata, per esempio), hanno mostrato una durabilità relativamente ridotta. E la statica di un ponte di questo tipo dipende fondamentalmente dal comportamento e dallo “stato di salute” degli stralli.Nel caso in questione, in particolare, una parte degli stralli è stata oggetto di un importante e chiaramente visibile intervento di rinforzo, ma il tratto crollato è un altro. È necessario capire perché, in presenza di elementi che hanno indotto a rinforzare alcuni stralli, non siano state operate le medesime cure sugli altri, gemelli e coevi”.

Il giochino del profitto lor signori lo conoscono bene. Qualche morto in più o in meno non peserà certo sulla loro coscienza. Vogliamo andare a vedere a cosa il nome di Benetton è legato in Argentina, ai morti provocati dalle proteste contro le deforestazioni e le espropriazioni dei terreni alle comunità locali?

Meglio stare sul merito. Diceva un vecchio professore di cemento armato: “Esiste un santo per le strutture, e il santo oggi ha fatto crollare una torre, la più lontana dalle abitazioni, per fortuna”. Inutile dire, che se bisogna “affidarsi” ai santi e non alla affidabilità delle costruzioni, un problema serio in questo Paese esiste.
Vari esperti sono stati interpellati riguardo il crollo del Ponte Morandi, professori ordinari di Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia, ingegneri architetti di fama. In molti ritengono di poter escludere cause idrauliche: “Non è colpa del fiume, nel senso che la pila non è stata scalzata. Il crollo del Ponte Morandi non è dovuto all’erosione o a una ragione idraulica. Costruire in quel modo il ponte era l’unico modo per passare in quota, a un’altezza di 50 metri, su un fiume che è largo 100 metri per evitare di mettere i piloni in mezzo al fiume. Un fiume che nel 1970 esondò e fece un sacco di morti. Dice l’accademico Renzo Rosso ai microfoni del Fatto quotidiano.

Fino a pochi giorni fa il primo tratto, quello rimasto in piedi, era chiuso per “manutenzione e consolidamento”. Evidentemente dei palliativi rispetto a quanto poi si è realmente verificato. Sono stati diversi gli interventi su una infrastruttura datata (terminata a fine anni 60) e trafficatissima, visto che si tratta della via d’accesso principale da Nord (chi scende in Riviera da Milano, per esempio, passa da lì) e cruciale anche per il porto e in direzione Francia.
Si ripropone il problema della manutenzione degli investimenti da destinare alle grandi opere. L’Italia per la manutenzione delle strade e la messa in sicurezza spende 5 volte in meno di quanto dovrebbe, 2 miliardi e mezzo l’anno servirebbero e la spesa è della metà, nonostante l’invecchiamento progressivo delle nostre grandi infrastrutture che risalgano agli anni del boom, gli investimenti sono più sbilanciati sulla sicurezza a discapito delle infrastrutture. Inoltre lentezze, ritardi, lungaggini burocratiche complicano le procedure per i finanziamenti di opere pubbliche. Conflitti tra enti locali e corruzione rallentano i processi di manutenzione. 61mila sono i ponti e i viadotti in Italia da gestire. Il contratto di programma 2016-2020 per la manutenzione straordinaria prevede finanziamenti di 10 miliardi ma finora sono solo sulla carta.

Nel frattempo sollecitazioni di vario tipo, sismiche, atmosferiche, meccaniche (Il calcestruzzo viene sottoposto a erosione per la presenza di cloruri e solfati presenti nell’atmosfera che raggiungono il ferro al suo interno che si ossida) affaticano le strutture, opere datate 50-60 anni fa che andrebbero rinforzate o demolite e sostituite. Occorre un programma d’intervento a lunga scadenza.
Nonostante, probabilmente, anni di manutenzioni per cui l’Italia arriva a spendere quasi l’80% del costo di costruzione iniziale.

Questo del viadotto Morandi è l’ultimo di un elenco di crolli dovuti a cedimenti strutturali.

9/03/2017 sulla A14 Adriatica crolla un ponte e sotto un ponte provvisorio, 2 morti
28/10 /2016 sulla Provinciale in Brianza cavalcavia crolla al passaggio di un tir e schiaccia un auto, un morto
18/04/2017 crollo di viadotto provinciale di Cuneo, salvi per miracolo
10/04/15 cade un pilone sull’autostrada A19 Palermo Catania
Sulla Palermo Agrigento crolla viadotto inaugurato 10 giorni prima, nessuna vittima
Liguria 2018 nubifragio fa crollare un ponte a Carasco, due morti.

Bruxelles intanto ricorda che per il nostro Paese sono stati stanziati “2,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 in fondi strutturali e di investimento europei per infrastrutture di rete, come strade o ferrovie”. E che lo scorso aprile la Commissione ha approvato un piano di investimenti per le autostrade italiane, che “consentirà di portare avanti circa 8,5 miliardi di euro di investimenti, anche in Liguria”.
Si chiedono interventi urgenti attraverso comunicati stampa, da una parte il cordoglio, dall’altra la richiesta di interventi urgenti. Non è solo il momento del cordoglio però, ma è anche l’ occasione per ripetere che la politica di austerità in questi anni ha prodotto tagli alla protezione civile, ai vigili del fuoco, alle assunzioni di personale tecnico specializzato, tagli alle analisi tecniche di controllo e di monitoraggio. Non possiamo dimenticare che per anni si è raschiato il fondo del barile proprio nel tempo dei grandi disastri, e questo dimostra che non c’è stato un oculato utilizzo dei soldi e che ciò abbia determinato un aumento di infortuni e di morti. Tale sottovalutazione dei problemi produce effetti che esplodono inevitabilmente con così tanta veemeza.
Toppe su toppe si sono messe su opere come il gigante dell’ ingegneria moderna, il viadotto Morandi minato dal tempo da problemi strutturali e da cedimenti. Perchè non si fa una radiografia del rischio una diagnosi scientifica puntuale dello stato di salute di queste infrastrutture?

 
“Di fronte a questa tragedia non si può che esprimere cordoglio per le vittime e vicinanza e solidarietà ai loro cari – si legge in una nota firmata da Maurizio Acerbo, segretario nazionale Partito della Rifondazione Comunista e Maurizio Natale, segretario provinciale Prc Genova -. Ma è forte la rabbia di fronte a una strage di queste dimensioni. Era davvero imprevedibile questa tragedia? Chi doveva vigilare? Le autostrade sono state privatizzate dal 1999 e dal 2002 l’A10 è in concessione alla società “Autostrade per l’Italia” (gruppo Atlantis – Benetton) che controlla 3.200 km in tutta la penisola. I privati hanno fatto il loro dovere? E il ministero ha esercitato la doverosa vigilanza? Gli allarmi sono stati verificati adeguatamente? Come mai Autostrade per l’Italia rassicuro’ i consiglieri comunali sostenendo che il ponte sarebbe stato in piedi per cento anni? Le opere di manutenzione e messa in sicurezza del ponte sono state evidentemente insufficienti. È doveroso fare chiarezza evitando di depistare l’attenzione attribuendo la responsabilità ai comitati NoGronda visto che il progetto non prevedeva la dismissione del ponte Morandi. È ora di affrontare l’emergenza della sicurezza delle nostre infrastrutture e di fare un bilancio delle privatizzazioni”.

 

Genova non disgrazia , bomba ad orologeria annunciata

Il crollo del ponte Morandi a Genova dimostra ancora una volta come le logiche privatistiche e del profitto siano dannose per le opere pubbliche , per la sicurezza in generale occorre un serio ripensamento sulla gestione delle risorse e strutture di pubblica utilità , esse devono necessariamente tornare sotto la pubblica gestione , impossibile ed immorale in questi casi parlare di profitto e risparmio , lo stato torni ad essere gestore unico di scuola sanitá infrastrutture , mai più Genova .

Foto da valerio

10 – 11 -12 AGOSTO VIII EDIZIONE DI “RANIERO CON NOI”
FESTA DEL FORUM CITTADINI DEL MONDO
Loc. Piana del Riccio- Marroneto – S.Fiora

INVITO
Car@ Compagn@
Anche quest’ anno Rifondazione sará presente alla “Festa del Forum Cittadini del Mondo” dedicata alla memoria del compagno Raniero Amarugi.
Lo farà con un dibattito pubblico “Costruire opposizione sociale e alternativa politica” introdotto da Ezio Locatelli della Segreteria nazionale Prc-Se.
Questo primo evento rientra in una serie di appuntamenti promossi dal nostro Partito per rilanciare l’azione politica e sociale nei territori.
Ciò premesso, data l’importanza dell’evento, vi invito a partecipare numeros@
Il Segretario
Maurizio


PROGRAMMA
10 AGOSTO ORE 17.30 RIFONDAZIONE ALLA FESTA DEL FORUM CITTADINI DEL MONDO
Dibattito pubblico”Costruire opposizione sociale e alternativa politica”
EZIO LOCATELLI
– Responsabile Organizzazione Nazionale PRC-Se
MAURIZIO BUZZANI
– Segretario Provinciale PRC Grosseto
ISCRIVITI EVENTO
https://bit.ly/2NUDh5F


CONTRIBUTO DI EZIO LOCATELLI INVIATO ALLA STAMPA
“Costruire opposizione sociale e alternativa politica”
– di Ezio Locatelli*
Di certo non mancano le critiche che vengono mosse al governo nazional populista cui hanno dato vita Salvini e Di Maio. Un governo che pensa di rispondere al clima di insicurezza e di impoverimento sociale ingenerato da anni di politiche neoliberiste con un surplus di securatismo: più armi, più spese militari, più muri, più prigioni. Utilizzano il clima di incertezza per fare un discorsi xenofobi, per scaricare difficoltà sui migranti, sulle persone più deboli e indifese. E’ la tipica dinamica del capro espiatorio. Una dinamica pericolosa che produce razzismo, vale a dire la forma più radicale della xenofobia.
D’accordo sulla necessità che viene da più parti di condurre una battaglia etico politica, antirazzista, antifascista contro l’attuale governo. Ma la battaglia deve essere anche e soprattutto sul terreno sociale, della lotta contro disoccupazione e precarietà, contro la riduzione dei salari, dei diritti e delle tutele sociali. C’è poco o nulla da aspettarsi da un governo che vuole cancellare la progressività del sistema fiscale, redistribuire risorse dal basso verso l’alto. Da un governo che nega la condizione collettiva, i diritti sociali, che privatizza le risposte all’insicurezza esistenziale. Da un governo che è ostile al lavoro com’è si è visto ne voto favorevole alla reintroduzione dei voucher o nel voto contrario alla reintroduzione dell’at. 18.
Dev’essere chiaro, la critica e la lotta al governo Lega-M5S va condotta da posizioni di sinistra, dal punto di vista degli interessi materiali delle classi lavoratrici e popolari, non come fa il Pd da posizioni liberiste che inneggiano ai mercati finanziari e ai vincoli di bilancio. Sul varo della prossima legge di bilancio vedo troppe raccomandazioni che sono nel senso di chiedere rispetto per le compatibilità economiche, di sollecitare nuove entrate o tagli di spesa sociale. No, serve più occupazione, più reddito, più diritti, più giustizia sociale, più tutele sociali, occorre andare all’abrogazione della legge Fornero. Le risorse ci sono. La loro reperibilità può venire da misure rivolte contro la grande evasione fiscale, dalla tassazione dei grandi patrimoni, della rendita finanziaria.
L’insicurezza del presente e l’incertezza del futuro, il clima di paura che impregna gran parte della società si combattono con una scelta di campo, costruendo opposizione sociale, tornando a stare dalla parte dei ceti più deboli. Questa scelta può essere portata avanti solo da una sinistra antiliberista, di popolo, alternativa agli schieramenti di destra, centrosinistra e M5S. Può essere portata avanti unendo le forze e le lotte che sono state disperse in questi anni. Rifondazione Comunista lavora a questa prospettiva ricostruttiva di forze e di alternativa di società.

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IL RESTO DEL PROGRAMMA DELLA SERATA
Ore 17,30
MUTUALISMO E PRATICHE SOCIALI
ILARIA MUGNAI
– Brigate di Solidarietà Attiva!

ESPERIENZE E PROGETTI DALLA CICLOFFICINA POPOLARE MAREMMANA
LEONARDO e MICHELA
– Ciclofficina Popolare Maremmana – Pedale Libertario

Ore 19,30
POTERE AL POPOLO: ESPERIENZE A CONFRONTO
– MATTEO DI FIORE
– Portavoce Potere al Popolo Grosseto – Coordinatore del dibattito
– PAP GROSSETO – PAP SIENA – PAP VITERBO – PAP AMIATA SENESE

AL TERMINE “CENA POPOLARE” TRA I CASTAGNI AL FRESCO E IN ALLEGRIA CON KARAOKE

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COME DESTINARE IL 2 X MILLE DELL’IRPEF AL PRC –SE
Ogni contribuente può destinare, senza oneri aggiuntivi, il 2 per mille della propria Irpef a favore dei Partiti iscritti ad apposito Albo. In caso non venga data nessuna indicazione il 2 per mille resterà all’erario. Non solo chi presenterà la dichiarazione dei redditi (modello 730 o il modello Unico delle persone fisiche), ma anche chi, seppur titolare di reddito, è esonerato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi può disporre che il 2 per mille venga destinato al Prc-Se.

COME PROCEDERE
La scelta del 2 per mille può essere effettuata esclusivamente mediante l’utilizzo di presentazione di apposita scheda (Allegato 1). La scheda, che è unica sia per l’8 che per il 5 e il 2 per mille, può anche essere scaricata dal sitodell’Agenzia delle Entrate oppure recuperata presso i CAF. Nel riquadro della scheda per la destinazione del 2 per mille al Partito della Rifondazione Comunista–Sinistra Europea va inserito il Codice “L 19” e apposta la firma. Chi presenta la dichiarazione congiunta deve inserire due schede distinte in due buste chiuse. La scheda può essere consegnata in busta chiusa presso l’ufficio postale anche da parte di chi non è obbligato alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

COME E DOVE CONSEGNARE LA SCHEDA RELATIVA ALLA DESTINAZIONE DEL 2 PER MILLE
La scheda può essere trasmessa telematicamente o consegnata in formato cartaceo con le seguenti modalità: o con il canale telematico diretto da parte del contribuente, mediante l’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate a cui si accede tramite codice “pin”; o consegnando la scheda ai CAF in una busta chiusa; o consegnando agli uffici postali la scheda stessa, chiusa in busta (Allegato 2) dove dovrà essere apposta la dicitura: “Scelta per la destinazione volontaria del 2 per mille dell’Irpef”, il codice fiscale, il cognome e il nome del contribuente.

CON QUALSIASI MODALITA’ DI CONSEGNA DELLA SCHEDA, LA PRIVACY INERENTE LA SCELTA, A CUI SI E’ DECISO DI DESTINARE IL 2 PER MILLE, E’ GARANTITA.

La giusta società.

Solo una società basata su ideali socialisti e comunisti può essere argine contro gli attacchi ai diritti dei cittadini ,lavoratori, studenti , migranti, non credo al contrario di molti che certe ideologie siano morte ma hanno solo bisogno di risvegliarsi da un lungo letargo di ritrovare quella capacità di una volta di parlare alle masse di avere il lavoratore come principale interlocutore, certamente il tempo e la storia hanno portato molte divisioni eppure c’è qualcosa che si muove che fa ben sperare un po’ in tutta Italia stanno nascendo case del popolo , sportelli di assistenza , attività culturali sportive mutualistiche tutto questo per ricreare un tessuto sociale sano , tutto ciò senza quelle ideologie non può esistere , ci stiamo lavorando anche a Grosseto , certi terreni non possono essere lasciati alla destra così come non possono essergli lasciati i giovani .